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È morto Harald V, Re di Norvegia: una vita al servizio della Corona

«Alt for Norge», tutto per la Norvegia

È morto oggi Sua Maestà il Re Harald V di Norvegia. Il Sovrano, che aveva compiuto 89 anni lo scorso febbraio, si è spento in seguito al progressivo aggravarsi delle sue condizioni di salute, divenute negli ultimi anni sempre più fragili, dopo un nuovo ricovero presso il Rikshospitalet di Oslo.

Salito al trono il 17 gennaio 1991, alla morte del padre Olav V, Harald V lascia la scena dopo un regno durato oltre trentacinque anni: un lungo periodo durante il quale ha accompagnato la Norvegia attraverso profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali, rappresentando per il Paese un saldo elemento di continuità istituzionale.

Era il più anziano fra i monarchi regnanti d’Europa. Come la sua congiunta Regina Elisabetta II del Regno Unito e, ancora oggi, il Re Carlo XVI Gustavo di Svezia, Harald aveva inteso la Corona come un impegno assunto per tutta la vita. Mentre negli ultimi anni diversi sovrani europei avevano scelto la via dell’abdicazione, egli aveva più volte escluso questa possibilità. Interpellato nel 2024, dopo l’annuncio dell’abdicazione della Regina Margherita II di Danimarca, aveva ricordato di aver prestato un giuramento davanti allo Storting, il Parlamento norvegese, e che quel giuramento valeva per tutta la vita.

Harald nacque il 21 febbraio 1937 nella residenza reale di Skaugum, ad Asker, figlio dell’allora Principe ereditario Olav e della Principessa ereditaria Märtha. Era il terzogenito della coppia, dopo le Principesse Ragnhild e Astrid, ma, essendone l’unico figlio maschio, occupava il secondo posto nella linea di successione, immediatamente dopo il padre. La Costituzione norvegese ammetteva infatti allora alla Corona soltanto i discendenti maschi.

La sua nascita ebbe un particolare significato storico: Harald fu il primo Principe nato sul suolo norvegese da 567 anni e, quando ascese al trono nel 1991, divenne il primo monarca nato in Norvegia dai tempi di Olav IV, vissuto nel XIV secolo. La sua figura rappresentò pertanto, anche simbolicamente, il definitivo radicamento nazionale della dinastia scelta dal popolo norvegese nel 1905.

I primi anni della sua vita furono segnati dalla Seconda guerra mondiale. In seguito all’invasione tedesca della Norvegia, il 9 aprile 1940, la Principessa ereditaria Märtha fuggì con Harald e le sue sorelle dapprima in Svezia e successivamente negli Stati Uniti, su invito del presidente Franklin Delano Roosevelt. Il piccolo Principe trascorse così una parte decisiva dell’infanzia lontano dalla patria, mentre il nonno Haakon VII e il padre Olav dirigevano da Londra la resistenza istituzionale norvegese. Harald fece ritorno a Oslo il 7 giugno 1945, insieme con il nonno, la madre e le sorelle, accolto da una folla immensa.

Ricevette un’educazione volutamente vicina a quella dei suoi coetanei, frequentando anche la scuola pubblica. Completò poi la propria formazione militare presso l’Accademia militare norvegese, diplomandosi nel 1959, e fra il 1960 e il 1962 studiò scienze sociali, storia ed economia al Balliol College dell’Università di Oxford.

Alla morte del nonno Haakon VII, avvenuta il 21 settembre 1957, Olav V salì al trono e Harald divenne Principe ereditario. Da quel momento affiancò sempre più assiduamente il padre nell’esercizio delle funzioni pubbliche e, durante la malattia di Olav V, assunse più volte la reggenza.

Harald V è stato il terzo Sovrano della monarchia norvegese contemporanea, divenuta pienamente indipendente nel 1905, ma erede di una tradizione regia che risale a oltre mille anni fa. In quell’anno, sciolta l’unione con la Svezia, la scelta della Corona cadde sul Principe Carlo di Danimarca, che assunse il nome di Haakon VII per sottolineare la continuità con i sovrani medievali della Norvegia.

Con Haakon VII giunse sul trono norvegese il ramo degli Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg, appartenente all’antica Casa di Oldenburg. Il medesimo ceppo dinastico ha avuto un ruolo eccezionale nella storia europea contemporanea: la linea di Glücksburg è legata alle Case Reali di Norvegia e Danimarca e regnò in Grecia fino all’abolizione della monarchia nel 1973. Attraverso il defunto Principe Filippo, Duca di Edimburgo, anche Re Carlo III del Regno Unito ne discende in linea maschile, sebbene la dinastia britannica conservi ufficialmente il nome di Windsor.

Il padre di Harald, Re Olav V, nato nel 1903 e morto nel 1991, era l’unico figlio di Haakon VII e della Regina Maud, nata Principessa del Regno Unito e nipote della Regina Vittoria. Per questa discendenza Harald V era secondo cugino della Regina Elisabetta II e si trovava in diversi gradi di parentela con quasi tutte le principali dinastie europee, comprese quelle di Spagna, Regno Unito, Danimarca e Svezia, nonché con le già regnanti Case di Grecia, Bulgaria, Jugoslavia e Romania.

La madre, la Principessa Märtha di Svezia, nata nel 1901, era figlia del Principe Carlo di Svezia, Duca di Västergötland, e della Principessa Ingeborg di Danimarca, rispettivamente figli di Re Oscar II di Svezia e di Re Federico VIII di Danimarca. Attraverso questa linea Harald era strettamente imparentato anche con la Casa Reale del Belgio e con la Casa Granducale del Lussemburgo. La Principessa ereditaria Märtha morì prematuramente nel 1954, durante il regno del suocero Haakon VII, e non divenne quindi mai Regina. Olav V salì al trono tre anni più tardi senza una consorte al proprio fianco.

Delle due sorelle maggiori di Harald, la Principessa Ragnhild morì nel 2012, mentre la Principessa Astrid, nata nel 1932, ha continuato anche in età avanzata a prendere parte alla vita della Famiglia Reale e a rappresentare una memoria vivente delle generazioni di Haakon VII e Olav V.

Una parte importante della vita di Harald fu occupata dallo sport e, in particolare, dalla vela. Partecipò a tre edizioni dei Giochi olimpici: Tokyo 1964, dove fu anche portabandiera della delegazione norvegese, Città del Messico 1968 e Monaco di Baviera 1972. Proseguì a lungo l’attività agonistica, conquistando con il proprio equipaggio il titolo mondiale nel 1987 e quello europeo nel 2005. Alla passione per lo sport si accompagnarono l’interesse per la natura e la tutela dell’ambiente: da Principe ereditario contribuì alla fondazione della sezione norvegese del WWF, della quale fu presidente per vent’anni.

Il 29 agosto 1968 Harald sposò nella cattedrale di Oslo Sonja Haraldsen, nata il 4 luglio 1937. I due si erano conosciuti nel 1959 e avevano mantenuto per nove anni una relazione inizialmente riservata, poiché le origini borghesi di Sonja sollevavano dubbi negli ambienti di Corte e nel mondo politico. Re Olav V, dopo essersi consultato con il Governo e con i vertici dello Storting, concesse infine il proprio assenso. Quel matrimonio, considerato inizialmente da alcuni un rischio per il prestigio della monarchia, si rivelò invece uno dei maggiori elementi di modernizzazione e di avvicinamento della Casa Reale alla società norvegese.

Dall’unione nacquero la Principessa Märtha Louise, il 22 settembre 1971, e il Principe Haakon Magnus, il 20 luglio 1973.

Harald divenne Re alla morte del padre, il 17 gennaio 1991. Quattro giorni più tardi prestò davanti allo Storting il giuramento di osservare la Costituzione. Il 23 giugno dello stesso anno ricevette, insieme con la Regina Sonja, la solenne benedizione nella cattedrale di Nidaros, a Trondheim. Non si trattò di un’incoronazione, cerimonia ormai abolita, ma di un rito religioso volto a sottolineare la dimensione storica e spirituale della monarchia.

Come il padre e il nonno, Harald adottò il motto «Alt for Norge», “Tutto per la Norvegia”. Quelle parole sintetizzarono la concezione che ebbe del proprio ufficio: una monarchia costituzionale rigorosamente rispettosa delle istituzioni parlamentari, ma capace di offrire unità, consolazione e continuità nei momenti più difficili.

Particolarmente significativa fu la sua presenza dopo gli attentati terroristici del 22 luglio 2011, quando seppe interpretare il dolore della nazione e richiamare i norvegesi ai valori della democrazia, della solidarietà e dell’apertura. Negli anni successivi i suoi discorsi contribuirono a delineare un’idea inclusiva dell’identità nazionale, nella quale potessero riconoscersi cittadini di origini, culture, religioni e orientamenti diversi. Sotto il suo regno la monarchia norvegese conservò così le proprie tradizioni, adattandole però a una società profondamente mutata.

Anche le norme di successione subirono un’importante evoluzione. La revisione costituzionale del 29 maggio 1990 introdusse la primogenitura assoluta, attribuendo la precedenza al figlio maggiore indipendentemente dal sesso. Furono tuttavia previste disposizioni transitorie: per i nati prima del 1990 continuò a valere la preferenza maschile e per quelli nati prima del 1971 rimase applicabile l’antica disciplina del 1905. Per questa ragione il Principe Haakon conservò la precedenza sulla sorella maggiore Märtha Louise.

Alla morte di Harald V, la Corona passa al figlio Haakon Magnus, che sale al trono come Re Haakon VIII. Sua moglie Mette-Marit diviene Regina consorte di Norvegia, mentre la loro primogenita, la Principessa Ingrid Alexandra, nata il 21 gennaio 2004, assume la dignità di Principessa ereditaria e diviene la prima nella linea di successione, seguita dal fratello, il Principe Sverre Magnus.

Come Sovrano, Harald V fu Gran Maestro dell’Ordine Reale Norvegese di Sant’Olav, fondato nel 1847 durante l’unione con la Svezia, e dell’Ordine Reale Norvegese al Merito, istituito nel 1985 da Olav V. Dal suo regno prese inoltre nome l’Ordine di famiglia reale di Harald V, insegna conferita alle dame della Casa Reale secondo una consuetudine propria delle monarchie nordiche.

Nel corso della sua lunga vita ricevette le più alte onorificenze del mondo, fra le quali l’Ordine della Giarrettiera del Regno Unito, l’Ordine dell’Elefante di Danimarca, l’Insigne Ordine del Toson d’Oro di Spagna, l’Ordine dei Serafini di Svezia e l’Ordine Supremo del Crisantemo del Giappone. L’Italia lo aveva insignito della Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana il 21 giugno 1965, elevandolo alla dignità di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone il 19 ottobre 2001.

Con Harald V scompare non soltanto uno dei più anziani e rispettati rappresentanti della regalità europea, ma anche un Sovrano che seppe unire la coscienza della propria eredità dinastica a una concezione moderna, sobria e profondamente nazionale della monarchia. La sua vita attraversò la guerra, l’esilio, la ricostruzione, la prosperità e le trasformazioni della Norvegia contemporanea. Il motto scelto dai suoi predecessori e fatto proprio per oltre trentacinque anni rimane la migliore sintesi del suo regno e della sua esistenza: «Alt for Norge», tutto per la Norvegia.

Ma la morte di un Sovrano non determina la morte o la sospensione della monarchia. È questo il significato dell’antica formula «Il Re è morto, viva il Re!», affermatasi nella tradizione monarchica francese e successivamente diffusasi presso numerose Corti europee. Solo apparentemente essa contiene una contraddizione: il primo “Re” è la persona del Sovrano appena scomparso; il secondo è l’erede che, nel medesimo istante, gli succede. Non si celebra pertanto la morte del monarca, ma si proclama la continuità della Corona.

La formula esprime uno dei princìpi fondamentali del diritto dinastico: la Corona non rimane mai vacante e non conosce interregno. Alla morte del Sovrano, la dignità regia, con le sue prerogative, i suoi diritti e i suoi doveri, si trasmette immediatamente e ipso iure al legittimo successore. La proclamazione, il giuramento, la benedizione e le altre cerimonie pubbliche non creano il nuovo Re, ma rendono solenne e manifesta una successione già avvenuta.

Muore l’uomo, dunque, ma non muore la Corona. Il corpo naturale del Sovrano scompare, mentre il suo corpo politico e istituzionale continua nella persona dell’erede. Per questo il lutto per colui che si è spento e l’acclamazione del successore possono convivere nella medesima espressione: al dolore per la morte di Harald V si accompagna la certezza della continuità della monarchia nella persona di Haakon VIII.

Il Re è morto, viva il Re!

Andrea Borella

Andrea Borella (1974), direttore dell’«Annuario della Nobiltà Italiana», è storico, araldista, genealogista, editore e studioso di diritto dinastico. Nel 1998 ha rifondato la seconda serie dell’Annuario, curandone la direzione scientifica. Studioso di diritto nobiliare e dinastico comparato, ha promosso repertori genealogici internazionali. È presidente e fondatore della Nuova Accademia Araldica G.B. di Crollalanza. Docente di Scienze Ausiliarie della Storia, ha insegnato araldica in istituzioni accademiche italiane ed estere ed è autore di studi specialistici. È decorato di vari ordini cavallereschi.

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