«A perpetua memoria». L’atto di tumulazione del Principe Amedeo di Savoia, Duca di Savoia e Duca d’Aosta

Superga, 1° luglio 2021
estratto dalla XXXIV edizione dell’Annuario della Nobiltà italiana (2021-2026)
a cura di Andrea Borella

nella biblioteca della sua villa a Castiglion Fibocchi (Arezzo)
© Ada Masella, per gentile concessione del 6 aprile 2024 ad Andrea Borella
1. Natura del documento
L’atto di tumulazione di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca di Savoia e Duca d’Aosta (Firenze, 27 settembre 1943 – Arezzo, 1° giugno 2021), come il documento stesso si qualifica («il presente atto»), fu redatto nelle Reali Tombe della basilica di Superga il 1° luglio 2021. Formalmente è un atto privato di famiglia.
L’originale è un manoscritto calligrafico di quattro pagine, interamente di mano del nobile Maurizio Bettoja, araldista e studioso di cerimoniale funebre nobiliare e dinastico (figg. 1-4). Il testo è trascritto integralmente in appendice. Bettoja, presente alla cerimonia, è anche la fonte di diverse notizie sul suo svolgimento che l’atto non registra: le sue indicazioni vanno quindi lette insieme come quelle dell’estensore e di un testimone.




In testa alla prima pagina porta lo stemma di Savoia (fig. 1), in bianco e nero, a stampa, timbrato dalla corona reale e circondato dal Collare dell’Annunziata. Bettoja lo stende «d’ordine» del figlio e successore del defunto, S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, e lo munisce «del sigillo delle mie armi», un sigillo in ceralacca rossa (fig. 5). L’estensore non si presenta come pubblico ufficiale: l’autenticità dell’atto riposa sulla sua mano, sul suo sigillo personale e sulle sottoscrizioni dei presenti. L’originale sarà conservato nell’Archivio della Real Casa; una copia sarà inviata all’archivio della basilica di Superga.[1]

Il documento non va dunque confuso con un atto dello stato civile né con un verbale formato da una pubblica autorità. Nell’ordinamento repubblicano non ha valore pubblico, tanto meno quanto ai titoli dinastici e nobiliari, che la Costituzione non riconosce.[2] È un puro atto dinastico di attestazione e di perpetua memoria, e insieme un manifesto. La titolatura attribuita al defunto, il luogo di sepoltura, la qualifica degli Ordini e la composizione dei firmatari esprimono la posizione del ramo Aosta nella controversia sulla successione al capo della Casa di Savoia.
La controversia fu aperta pubblicamente il 7 luglio 2006, quando la Consulta dei Senatori del Regno dichiarò capo della Casa il duca Amedeo, con i relativi titoli e prerogative.[3] Il fondamento addotto era la violazione, da parte di Vittorio Emanuele, delle Regie Patenti di Vittorio Amedeo III del 13 settembre 1780 sui matrimoni dei Principi di Casa Savoia, fondamento delle Leggi Dinastiche della Real Casa. Le sue nozze con Marina Ricolfi Doria, civili a Las Vegas nel 1970 e religiose a Teheran nel 1971, erano state contratte senza il consenso di Umberto II.[4] La legittimità della Consulta fu a sua volta contestata. Vittorio Emanuele l’aveva sospesa nel 2001 e sciolta con decreto nel 2005; la seduta straordinaria del 2006 respinse lo scioglimento richiamandosi allo statuto costitutivo.[5]
Anche l’uso del cognome, che l’atto adotta nella forma «di Savoia», fu oggetto di contenzioso. Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto chiesero di inibire ad Amedeo e ad Aimone l’uso del solo «di Savoia» al posto del cognome completo «di Savoia Aosta», e di vietare loro l’uso degli stemmi che ritenevano propri.[6] La Corte d’appello di Firenze sentenziò che Amedeo e Aimone «sono realmente titolari del cognome “Savoia”», integrato dalla cognomizzazione del predicato «Aosta», e possono legittimamente usarne la sola prima parte, come fanno molti titolari di un doppio cognome. Quanto alla pretesa di essere capo della Casa, essa opera «solo sul piano dinastico, ossia su un piano completamente estraneo al nostro ordinamento giuridico». Per la stessa ragione la Corte respinse anche la domanda sugli stemmi, che avrebbe richiesto di accertare chi sia il capo della Casa, e condannò gli attori alle spese di entrambi i gradi.[7]
2. Struttura, formulario e luogo
Nei funerali di personaggi di altissimo rango è consuetudine stendere un verbale o atto di tumulazione del defunto. La tradizione è stata sempre seguita nel cerimoniale della Real Casa di Savoia, ed è stata rispettata anche per le esequie di S.A.R. il Principe Amedeo.[8] L’atto riprende quindi di proposito la struttura degli atti di ricognizione e tumulazione redatti per i membri della Casa sotto la monarchia.
Il protocollo si apre con la data cronica e topica: «L’anno del Signore 2021 addì 1° di luglio alle ore 13,30 nelle Reali Tombe della basilica di Superga». Il lessico è di impronta notarile e cancelleresca.
La specificazione «nelle Reali Tombe» colloca fin dall’esordio il documento nel sepolcreto dinastico. La basilica nacque dal voto fatto da Vittorio Amedeo II durante l’assedio del 1706. La cripta, voluta da Vittorio Amedeo III, fu realizzata tra il 1774 e il 1778 dall’architetto Francesco Martinez, nipote di Juvarra.[9]
La scelta di Superga ha anche un significato storico preciso. Nel 1878, alla morte di Vittorio Emanuele II, la Corte avrebbe voluto la basilica torinese, ma prevalse il Pantheon, proposto dal ministro Crispi per ragioni patriottiche e politiche.[10] I re d’Italia ebbero così un sepolcreto nazionale distinto da quello dinastico. La tumulazione del 2021 riporta il capo della Casa, nel sepolcreto della monarchia sabauda preunitaria, coerentemente con la titolatura «sarda» dell’atto (§ 4). La lettura dinastica va però affiancata alla volontà personale del defunto. Nel suo intervento durante la cerimonia il Principe Aimone ricordò che il padre aveva chiesto di essere sepolto a Superga, accanto ai propri genitori, nel luogo dove riposano i membri della Casa.[11] Superga è del resto divenuta il luogo di sepoltura di entrambe le linee in contesa: il 1° luglio 2024, esattamente tre anni dopo, vi fu tumulato in forma privata Vittorio Emanuele.[12]
Segue la notificazione «Ad ognuno sia noto e manifesto», equivalente funzionale dell’antico notum sit omnibus. È la formula tipica degli atti destinati a fare pubblica e durevole fede di un fatto.
La narratio, scandita dal «che», espone nell’ordine:
- la morte e la titolatura del defunto;
- la filiazione e il matrimonio;
- la traslazione;
- il letto di duolo e la Messa;
- la ricognizione;
- la tumulazione.
L’escatocollo comprende la corroborazione «In fede ed a perpetua memoria», in cui l’estensore si nomina in prima persona, e le sottoscrizioni autografe dei presenti.
In un documento contemporaneo questo formulario ha un evidente valore arcaizzante. Fa parte della strategia comunicativa dell’atto, che si presenta come la continuazione di una serie ufficiale interrotta nel 1946.
3. Cronologia
Il testo fissa la sequenza delle cerimonie, confermata dalle cronache:
- 1° giugno 2021: morte all’ospedale San Donato di Arezzo, dove il principe era ricoverato dal 27 maggio per un intervento chirurgico;[13]
- 4 giugno: esequie nella basilica di San Miniato al Monte a Firenze, città natale del defunto, officiate dall’abate dom Bernardo Gianni, con un picchetto d’onore della Marina Militare.[14] L’atto abbrevia in «S. Miniato in Firenze»;
- 30 giugno: arrivo del feretro a Superga;
- 1° luglio, ore 11.30: Messa di trigesimo e tumulazione, accompagnata da un coro venuto dalla Toscana;[15]
- 1° luglio, ore 13.30: ricognizione e tumulazione nella Cripta reale, accanto ai genitori Aimone e Irene.[16]
Dopo la Messa, salutati i presenti, le LL.AA.RR. scesero in corteo nella Cripta Reale insieme al celebrante, Mons. Vigo, con l’urna delle ceneri del Principe, che durante la Messa era racchiusa nella cassa esposta. Benedetto il loculo, l’urna vi fu deposta e il vano murato. Un membro della Casa di S.A.R. il Principe Aimone lesse quindi l’atto di tumulazione, che fu poi sottoscritto dai presenti.[17] L’atto non è dunque soltanto un documento scritto: fu proclamato nella cripta, davanti alla famiglia, come parte integrante del rito.
Per l’arrivo della salma a Superga l’originale scrive «il giorno 30 di luglio». È un evidente lapsus per giugno, dato che la tumulazione avviene il 1° luglio.
La formula «cessò di vivere» appartiene al registro solenne dell’atto. L’atto omette invece luogo e data di nascita del defunto, che di norma compaiono in documenti di questo genere. Il defunto era nato a Villa Cisterna, la residenza fiorentina dei genitori, con un parto anticipato dalla caduta di bombe alleate nei dintorni.[18] La villa porta il nome della famiglia da cui il ramo, all’epoca cadetto, degli Aosta ereditò i propri titoli sussidiari (§ 4).
4. La titolatura
Natura. La lunga titolatura va letta come un repertorio storico-dinastico, non come la descrizione di diritti esercitati contemporaneamente. Vi convivono titoli di origine ed epoca diverse, accumulati nei secoli, tanto che l’elenco assume la funzione di una «geografia storica» della Casa. Si possono distinguere diversi tipi di titoli.
Titoli di dignità. «Marchese in Italia» è l’antico titolo con cui i conti di Savoia designavano la propria autorità marchionale al di qua delle Alpi, derivata dall’eredità arduinica.
«Principe e Vicario Perpetuo del Sacro Romano Impero» ricorda il vicariato imperiale, decisivo per l’espansione sabauda oltralpe fin dalla concessione di Enrico VII ad Amedeo V.[19] La fine dell’Impero nel 1806 impone di distinguere il fondamento storico della formula dal suo impiego dinastico successivo.
Titoli feudali e territoriali, che formano la parte più ampia dell’elenco. Diversi rinviano a trattati precisi. Il Vigevanese, il Vogherese e l’Oltrepò con Bobbio, ceduti a Carlo Emanuele III con il trattato di Worms del 1743, gli furono confermati dalla pace di Aquisgrana del 1748. Lo stesso trattato riservò ai Savoia la reversione di Piacenza in caso di estinzione della linea borbonica di Parma.[20] Di qui i titoli di Conte di Vigevano e di Bobbio e di Duca di Piacenza.
Dignità patriziali. Il patriziato veneto e quello ferrarese appartengono alla prassi dell’aggregazione onoraria delle dinastie sovrane alle nobiltà civiche.
L’elenco somma inoltre i titoli di tre rami della Casa, riunitisi proprio nella persona del Defunto:
- il ramo primogenito estinto;
- il ramo Carignano: Principe di Carignano, Conte di Soissons e Conte dell’Impero Francese, quest’ultimo conferito al giovane Carlo Alberto con decreto imperiale del 22 febbraio 1810;[21]
- il ramo già cadetto di Aosta, oggi unico ramo dinastico: Principe della Cisterna e di Belriguardo, Marchese di Voghera e Conte di Ponderano.
I titoli del ramo Aosta, per successione dal Pozzo, giunsero con il matrimonio del 1867 tra Amedeo, Duca d’Aosta e poi Re di Spagna, e Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, ultima della famiglia.[22] I Dal Pozzo erano conti di Ponderano dal 1559 e marchesi di Voghera dal 1611, quando Amedeo Dal Pozzo acquistò il marchesato dagli Acevedo. Divennero principi della Cisterna nel 1670,[23] con un breve pontificio di Clemente X dell’11 ottobre di quell’anno.[24] Il regime di trasmissione di questi titoli alla discendenza Aosta è stato già illustrato in altro articolo (Commento al decreto dinastico di S.A.R. il Principe Aimone di Savoia del 2 luglio 2021: unificazione dei titoli di Duca di Savoia e di Aosta, parziale dinasticizzazione titolare delle dignità provenienti dalla successione dal Pozzo della Cisterna). Lo stesso gruppo compare nella titolatura assunta da Aimone nel 1941.[25]
Questo chiarisce le aggiunte dell’atto rispetto alla titolatura attribuita a Umberto II: Voghera e Ponderano non sono varianti di copia, ma titoli propri del ramo Aosta, al pari di Cisterna e Belriguardo. Il «Marchese di Voghera» dell’atto va quindi tenuto distinto dal Vogherese acquisito dalla Corona nel 1743–1748.
Singolare è la formula «11/12 di Mentone». Nel 1448 i Grimaldi cedettero ai Savoia il castello di Roccabruna e sei dodicesimi di Mentone, riconoscendo l’alta signoria feudale sabauda sulle due località.[26] La controparte sabauda fu il duca Ludovico, presso il quale Giovanni Grimaldi fece atto di omaggio nel dicembre 1448, non Amedeo VIII, che aveva già abdicato.[27] Una sentenza della Camera dei conti di Piemonte del 26 aprile 1583 dichiarò poi devoluti al Ducato undici dodicesimi di Mentone e l’intero feudo di Roccabruna.[28] Le due località, separatesi da Monaco nel 1848, furono cedute alla Francia nel 1861.
Scelte significative. La prima riguarda il trattamento. Il defunto è detto «S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Re di Sardegna, Re di Cipro…»: a titoli di re è accostato il trattamento di Altezza Reale, non quello di Maestà («S.M.») che spetterebbe a chi porta una corona. In senso stretto è un’incongruenza. È però l’uso corrente dei capi delle Case già regnanti, e risponde a una logica precisa.
Nella titolatura di un capo di Casa non regnante convivono infatti due piani. Il trattamento («S.A.R.») e il titolo con cui egli è abitualmente designato (qui «Duca di Savoia») esprimono il suo rango effettivo: quello spettante ai principi della Casa e quello di capo della dinastia che Egli rivendica. La grande titolatura elenca invece i diritti storici della Casa, compresi quelli di sovranità, come titoli di pretensione: diritti che la dinastia conserva e trasmette, ma che non esercita. «S.A.R.» segna così il confine tra rivendicazione ed esercizio della sovranità. Il capo della Casa si presenta come erede dei regni, non come re in atto.
La distinzione ha un precedente nella stessa storia sabauda. Per secoli i Savoia portarono i titoli di re di Cipro e di Gerusalemme senza possedere quei regni. I diritti su Cipro derivavano dalla donazione fatta nel 1485 dalla regina Carlotta di Lusignano al duca Carlo I,[29] ed erano già allora titoli di pretensione, esibiti accanto a quelli dei domini effettivi. L’atto del 2021 estende la stessa logica ai titoli un tempo esercitati, come quello di re di Sardegna.
La scelta non era scontata. Con un «decreto reale» del 15 dicembre 1969 Vittorio Emanuele si era proclamato re, assumendo il nome di Vittorio Emanuele IV, perché riteneva di essere succeduto al padre fin dalla partenza per l’esilio nel 1946.[30] L’atto del 2021 segue la via opposta: attribuisce al defunto i titoli della Corona, ma non la qualità di sovrano.
Più rilevante è l’omissione del titolo di Re d’Italia, che la titolatura attribuita a Umberto II pone in testa. Al defunto sono attribuite la corona di Sardegna e le pretensioni su Cipro, Gerusalemme e Armenia, ma non la corona d’Italia. Il confronto con i documenti costituzionali delle due monarchie rende evidente la scelta. Lo Statuto del 1848 si apre con l’intitolazione «Carlo Alberto per la grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme».[31] Il titolo italiano nasce invece dalla legge del 17 marzo 1861[32] e si accompagna alla formula «per grazia di Dio e per volontà della Nazione».[33] L’atto riprende la prima intitolazione e ignora la seconda: distingue i titoli patrimoniali della dinastia, che sopravvivono alla perdita del trono, da un titolo nato per legge e legato all’ordinamento statutario estinto nel 1946.
Il richiamo alla monarchia sarda ricorre anche nel cerimoniale: le esequie fiorentine si conclusero con l’Inno Sardo. Non si tratta però di un tratto proprio del ramo Aosta. Lo stesso inno fu eseguito ai funerali della regina Maria José nel 2001, per sua espressa volontà, e a quelli di Vittorio Emanuele nel 2024.[34] È un segno condiviso della memoria dinastica preunitaria.
Fonte e lezioni. L’originale ha una sola formula d’apertura: «Re di Sardegna, Re di Cipro, Gerusalemme ed Armenia». Lo stesso ordine ricorre nella ricognizione e corrisponde a quello dello Statuto.
Per il resto dell’elenco, la collazione con la titolatura attribuita a Umberto II mostra che l’atto ne dipende, direttamente o tramite un antecedente comune. Ne riproduce l’ordine e alcune lezioni erronee, e se ne distacca in tre modi:
- scompone sistematicamente i titoli composti, per esempio «Arvillars e Mulette», «Bressa e Bougé», «Vivey e Port Valeys»;
- aggiunge il gruppo dei titoli Cisterna;
- sposta alcuni titoli, come «Marchese in Italia» e «Conte dell’Impero Francese».
Da qui derivano diversi errori, tutti presenti nell’originale:
- «Villanova di Chillon», cioè Villeneuve presso il castello di Chillon, diventa due signorie distinte;
- «Roccavaione» sta per Roccavione;
- «Altezzano» sta per Altessano;
- «Cesena» va con ogni probabilità letto Cesana, cioè Cesana Torinese, coerente con la serie Susa – Ivrea – Saluzzo – Ceva;
- il titolo di Conte di Bairo compare due volte, e in entrambi i casi è seguito da un titolo canavesano: «Conte di Oregno» la prima volta, «Conte di Ozegna» la seconda. Poiché Bairo e Ozegna sono località vicine del Canavese, «Oregno» è con ogni probabilità una cattiva lettura di Ozegna, e la coppia Bairo – Ozegna è stata copiata due volte.
Restano da verificare «Oirado», «Apertole», «Salmorence», «Covorre», «Grosperg» (nella trascrizione «Grospurg»), «Corlière», «Talavier», «Lanzin», «Ponto in Ogo», «Yllens» e «Palesier». Possono essere antiche grafie, italianizzazioni o alterazioni di copia. «Bredulo» è con ogni probabilità Breo, l’antico comitato del Monregalese. In un’edizione queste lezioni vanno conservate a testo e discusse in apparato, senza correzioni silenziose.
5. Le dignità magistrali
Dopo la titolatura territoriale, l’atto attribuisce al defunto le prerogative cavalleresche del Capo della Casa: «Capo e Sovrano del Nobilissimo Ordine del Collare dell’Annunziata» e «Gran Maestro» dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e del Reale Ordine Civile di Savoia.
La formula «del Collare» richiama la storia documentata dell’Ordine. Fu istituito nel 1364 da Amedeo VI, forse in origine come fratellanza cavalleresca legata a un torneo.[35] Amedeo VIII ne rinnovò gli statuti il 30 maggio 1409, essendo perduti quelli originari; Carlo III vi aggiunse l’immagine dell’Annunciazione e ne riformò lo statuto l’11 settembre 1518, data da cui l’Ordine prese il nome dell’Annunziata.[36] Riprendendo il nome originario, l’atto rivendica la continuità con la fondazione trecentesca.
Le stesse prerogative sono rivendicate dalla linea di Vittorio Emanuele (1937–2024) e di Emanuele Filiberto. Vittorio Emanuele si auto-qualificava XXVIII Sovrano Gran Maestro dell’Annunziata e ne rivide gli statuti l’11 giugno 1985.[37] La rivendicazione Vittoriana, basata sul diritto dinastico disatteso dallo stesso, è infondata. Per contro, attribuire queste prerogative al defunto, e implicitamente al successore che ordina l’atto, afferma la continuità del magistero nel ramo già cadetto dei duchi di Aosta, come infatti è alla luce del Diritto e delle Leggi Dinastiche.
6. Filiazione e matrimonio
Dopo la titolatura, l’atto colloca il defunto nella propria genealogia attraverso l’ascendenza e il coniuge.
Il padre. Aimone di Savoia-Aosta (1900–1948), Duca di Spoleto, fu designato re di Croazia il 18 maggio 1941 col nome di Tomislav, senza mai assumere la corona. Alla morte del fratello Amedeo, prigioniero degli Inglesi a Nairobi il 3 marzo 1942, ne ereditò il titolo di duca d’Aosta;[38] di qui la formula «Duca di Spoleto e poi d’Aosta».
Quanto alla formula «già Re di Croazia», Aimone accettò l’investitura su pressione di Mussolini e del re, senza mai mettere piede nel regno.[39] Sulla data della rinuncia le fonti divergono: settembre 1943, pochi giorni dopo l’armistizio, oppure un’abdicazione ufficiosa già il 25 luglio 1943.[40] Va intesa come un dato di cronaca dinastica, e sarebbe più esatto parlare di «Re designato».
La madre. Irene di Grecia e Danimarca (1904–1974), figlia di Costantino I re degli Elleni, sposò Aimone a Firenze il 1° luglio 1939.[41] Aveva il rango di principessa di Grecia e di Danimarca con trattamento di Altezza Reale. «Principessa Reale» non è un titolo tecnico greco e va inteso come enfasi celebrativa. La Croce Stellata è l’ordine dinastico femminile asburgico riservato, all’epoca, alle dame di alta nobiltà.
Il matrimonio. L’atto ricorda la consorte, «S.A.R. la Principessa Silvia di Savoia, nata Paternò di Spedalotto dei marchesi di Regiovanni», ma non la prima moglie, Claude d’Orléans, madre dei figli Bianca, Aimone e Mafalda, presente peraltro alle esequie fiorentine.[42] La cronologia matrimoniale spiega l’omissione meglio della sola consuetudine. Il primo matrimonio fu celebrato a Sintra il 22 luglio 1964; seguirono la separazione nel 1976, il divorzio a Port-au-Prince il 26 aprile 1982 e la dichiarazione di nullità della Sacra Rota l’8 gennaio 1987. Il 30 marzo 1987 Amedeo sposò Silvia Paternò di Spedalotto a Bagheria.[43] In un atto di impianto religioso e dinastico, l’unico matrimonio canonicamente valido è quindi il secondo.
7. L’apparato funebre e la cerimonia
La cassa, che racchiudeva l’urna con le ceneri, posava su un letto di duolo rivestito di damasco cremisi. Il rosso, e non il nero, risponde, come riferisce Maurizio Bettoja, a un’antichissima tradizione cerimoniale sabauda [44]; di velluto e damasco rosso erano ricoperti anche gli inginocchiatoi delle LL.AA.RR.[45] Il letto di duolo appartiene al tradizionale apparato delle esposizioni funebri principesche, e la scelta del colore lo lega in modo specifico al cerimoniale della Casa.
La «bandiera della Marina da guerra con lo stemma Sabaudo» è la bandiera della Regia Marina: il tricolore con lo scudo di Savoia al centro, sormontato dalla corona per le navi da guerra, secondo il regio decreto del 15 aprile 1848.[46] Non è quella della Marina Militare repubblicana, istituita con il decreto legislativo del 9 novembre 1947 con lo stemma delle quattro Repubbliche marinare sormontato da una corona turrita e rostrata.[47] La scelta sottolinea insieme la carriera navale del defunto e l’appartenenza dinastica, e richiama anche quella del padre, ammiraglio e comandante in capo del dipartimento marittimo dell’alto Tirreno durante la guerra.[48]
Il testo distingue anche nello spazio le insegne della dignità dinastica dagli attributi della condizione personale. Il Collare dell’Annunziata e la corona reale stanno «su un cuscino presso il tumulo»; la spada e il berretto da ufficiale di Marina stanno «sopra il feretro». Il resoconto dell’ANSA e quello della Real Casa collocano invece la corona e il Collare sul feretro, accanto al berretto e alla spada.[49] Le fotografie della Messa mostrano che le due versioni descrivono la stessa disposizione: la corona posa su un cuscino ai piedi del feretro, sopra la bandiera, e il berretto sulla testata (fig. 6). I candelieri completano la costruzione di uno spazio funerario dinastico e araldico insieme.

Il passo documenta la compresenza di due cerimoniali, quello cattolico e quello militare. La Messa fu celebrata da Mons. Antonio Vigo, protonotario apostolico e già cappellano della Marina Militare. Concelebrarono don Paolo Bonato, della diocesi di Vigevano, e padre Costantino Gilardi, cappellano della Delegazione di Piemonte e Valle d’Aosta del Sovrano Militare Ordine di Malta.[50] La qualifica di «Ammiraglio» va quindi intesa come l’equiparazione di grado raggiunta da Mons. Vigo nell’Ordinariato militare. Il picchetto d’onore della Marina Militare rende onori istituzionali a un ex ufficiale, non a un pretendente: il defunto si era formato al Collegio navale Morosini di Venezia e ai corsi dell’Accademia navale di Livorno, ed era stato imbarcato come ufficiale di complemento.[51] Nell’atto il registro statale repubblicano e quello dinastico convivono senza essere distinti.
Due momenti della Messa che l’atto non registra completano il quadro. Nell’omelia Mons. Vigo richiamò il rito delle sepolture imperiali di Vienna, in cui il defunto è ammesso nella Cripta dei Cappuccini solo dopo essere stato spogliato di ogni titolo, e ricordò il Principe prescindendo dalle sue dignità. Il contrasto con la grande titolatura dell’atto è solo apparente: l’umiltà cristiana davanti alla morte e la memoria dinastica convivono da sempre nel cerimoniale funebre delle Case sovrane. Il Principe Aimone, dal canto suo, ricordò il padre come principe, padre, cristiano e ufficiale. Si soffermò sulla difficoltà di conciliare l’appartenenza a una dinastia già regnante con la fedeltà alla Repubblica, giurata al momento della nomina a ufficiale di Marina, e sul senso del servizio che aveva guidato la sua vita. Il discorso rende esplicita la doppia appartenenza che nell’atto resta implicita: «Mio padre ha servito l’Italia in continuità».[52]
Le formule «Augusta Salma» e «Regia Salma» appartengono al cerimoniale di corte. «Regia», riferito a un principe non regnante, è coerente con la titolatura regia attribuitagli nell’atto.
8. La ricognizione e le «ceneri»
La ricognizione è uno dei passaggi diplomaticamente più importanti del documento: stabilisce l’identità dei resti destinati alla tumulazione. L’atto dichiara che «l’urna racchiude le ceneri» del Principe.
La formula va presa alla lettera. Il corpo del Principe era stato cremato già da tempo, e le ceneri erano racchiuse in un’urna collocata dentro la cassa esposta sul letto di duolo durante la Messa. Nella cripta fu portata e deposta nel loculo soltanto l’urna.[53] I termini «feretro», «Augusta Salma» e «Regia Salma», usati nel resto dell’atto, designano dunque la cassa esposta e il suo contenuto secondo il lessico del cerimoniale di corte, che non distingue tra corpo e ceneri. Così si spiegano anche le cronache giornalistiche, che parlano di una bara davanti all’altare e della tumulazione del feretro:[54] descrivono ciò che era visibile durante la Messa, non ciò che fu deposto nel loculo.[55] L’atto è su questo punto più preciso delle cronache, perché registra la ricognizione, cioè la verifica del contenuto dell’urna.
Nello stesso periodo resta inespresso chi abbia fatto la dichiarazione («col dichiarare»). Il doppio «etc. etc.» che segue la titolatura breve ha funzione abbreviativa e rinvia alla titolatura estesa trascritta all’inizio.
9. Corroborazione, estensore e sigillo
La formula «In fede ed a perpetua memoria» dichiara esplicitamente la funzione dell’atto: non soltanto attestare un fatto, ma conservarne la memoria per il futuro.
Bettoja è autore di studi di araldica, genealogia e cerimoniale funebre nobiliare,[56] e questa competenza spiega la cura del formulario. L’atto è redatto «d’ordine» di Aimone, già qualificato «Duca di Savoia ed Aosta». La successione nel capo della Casa è così presentata come avvenuta ipso iure alla morte del padre, senza alcun atto di assunzione.[57] L’atto di tumulazione è anzi il primo documento in cui Aimone assume pubblicamente i titoli dinastici:[58] la sepoltura del padre coincide con la prima, o una delle prime, manifestazioni formali della successione.
Poiché l’intero testo è di mano dell’estensore, la corroborazione in cui egli si nomina in prima persona («io Maurizio Bettoja […] mi sono sottoscritto») svolge essa stessa la funzione di sottoscrizione, secondo un uso di tradizione notarile. Nell’originale non compare una firma separata dell’estensore.
Il sigillo delle armi (Fig. 5) appartiene alla più antica tradizione documentaria gentilizia e imita la corroborazione notarile. È in ceralacca rossa, di forma ovale e senza legenda. Reca uno scudo con un capo caricato di un’aquila bicipite e, nel campo, una figura orizzontale sopra acque ondate (una botte), accompagnata in capo da due stelle a sei punte. Lo scudo è timbrato da una corona sormontata da un’aquila bicipite nascente. Sono le armi dell’estensore, non quelle di Savoia, che compaiono invece a stampa in testa alla prima pagina.
10. Le sottoscrizioni
L’atto distingue due categorie di presenti, la «Reale Famiglia» e i «sottoscritti testimoni»: le firme in calce hanno quindi un preciso significato testimoniale. Firmarono S.A.R. il Principe Aimone, la Duchessa vedova, i Principi e le Principesse della Real Casa presenti, le Altezze Reali e Imperiali parenti del defunto e i presenti ammessi alla cerimonia.[59] Quest’ultima categoria spiega la presenza di firme estranee alla famiglia. L’elenco ha anche un interesse genealogico autonomo. I firmatari identificabili sono, nell’ordine in cui compaiono (fig. 4):[60]
- Aimone di Savoia, Duca di Savoia e di Aosta, e Olga di Grecia, che aprono l’elenco come nuova coppia dinastica (Olga firma in forma abbreviata);
- la vedova Silvia, nata Paternò di Spedalotto, che firma «Silvia di Savoia», con il cognome del marito nella forma breve «di Savoia», quella che la Corte d’appello di Firenze riconobbe spettare ad Amedeo e ad Aimone, «realmente titolari del cognome “Savoia”» (§ 1);
- Amedeo, secondogenito di Aimone e Olga, Duca degli Abruzzi;
- Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga, marito di Bianca di Savoia;
- Bianca, primogenita del defunto, che firma con il cognome del marito;
- Mafalda, terza figlia del defunto, che firma «di Savoia Aosta», con accanto Mario Luca Giusti, uniti nella stessa riga da una «e»;
- Martin d’Austria-Este, secondo la forma della firma: l’arciduca Martino, cugino del defunto, che aveva già rappresentato la Casa d’Asburgo alle esequie fiorentine;[61]
- Fabrizio Servente, capo di tutte le Segreterie della Real Casa;
- Umberto, primogenito di Aimone e Olga, Principe di Piemonte, erede dinastico;
- Isabella, Principe di Acaia, figlia di Aimone e Olga (titolo dinastico conferitole con decreto del 1 giugno 2023 da S.A.R. il Principe Aimone, che per sua natura non si declina al femminile);
- i tre figli di Mafalda e di Francesco Lombardo di San Chirico, sposati a Londra il 27 aprile 2001: Anna (n. 1999), Elena (n. 2003) e Carlo (n. 2001);[62]
- Maria Antonietta Bartone;
- Enzo Bartone;
- Briano Martinoni Caleppio, all’epoca fidanzato, oggi marito, di Vera Arrivabene Valenti Gonzaga;
- quattro dei cinque figli di Bianca e di Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga: Maddalena, Leonardo, Vera («Vera Arrivabene V.G.») e Viola. Non compare Mafalda Arrivabene.
I legami tra i rami collaterali presenti affondano nella storia della famiglia. Il 26 luglio 1944, su ordine di Himmler, il piccolo Amedeo fu internato a Hirschegg, in Austria, con la madre e le cugine Margherita e Maria Cristina, figlie del terzo duca d’Aosta, fino al maggio 1945.[63] Margherita è la madre dell’arciduca Martino.
I resoconti della cerimonia ricordano presenze che l’atto non registra:[64]
- un rappresentante della principessa Maria Gabriella di Savoia, sorella di Vittorio Emanuele;
- rappresentanti delle Case d’Asburgo, oltre all’arciduca Martino, e di Borbone, ed esponenti dell’aristocrazia italiana;
- le autorità cittadine, rappresentate dalla vicepresidente del Consiglio Comunale di Torino Viviana Ferrero, e regionali, con l’assessore Fabrizio Ricca e il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia;
- il Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana e diversi ordini cavallereschi;
- il Sovrano Militare Ordine di Malta, con Fra’ Angelo Chiastellaro, Balì di Gran Croce di Giustizia, il Delegato per il Piemonte, conte Emanuele di Rovasenda, e una numerosa delegazione di cui faceva parte lo stesso Maurizio Bettoja; il servizio d’ordine fu svolto dal CISOM, il Corpo italiano di soccorso dell’Ordine;
- l’Unione Monarchica Italiana, con il presidente Alessandro Sacchi e Edoardo Pezzoni Mauri, vicepresidente;
- la Consulta dei Senatori del Regno, con Aldo Alessandro Mola, presidente, e il segretario Gianni Stefano Cuttica;
- l’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, insieme a numerose altre associazioni.
Le autorità repubblicane, presenti in forma ufficiale (fig. 7), non sottoscrivono l’atto, coerentemente con la sua natura dinastica.

Mancano la linea di Vittorio Emanuele, non più dinastica, e la prima moglie del defunto. La composizione del gruppo documenta così la cerchia che riconosce la successione dinastica in Amedeo di Savoia, Capo della Real Casa e, quindi, in Suo Figlio, il Principe Aimone, suo erede dinastico.
11. Conclusione
L’atto testimonia la sopravvivenza, nel XXI secolo, di un linguaggio simbolico derivato direttamente dalla tradizione funeraria sabauda: il letto di duolo cremisi, le grandi armi, la corona, il Collare, le formule «Augusta» e «Regia Salma», la clausola «a perpetua memoria». Accanto a questi compaiono elementi della biografia personale del Principe e della realtà repubblicana: la spada e il berretto di Marina, il picchetto d’onore della Marina Militare, le autorità locali presenti ma non firmatarie. Nella stessa Messa l’omelia, che richiamava il rito viennese dello spogliamento dei titoli, faceva da contrappunto cristiano alla titolatura solenne dell’atto. La sovrapposizione fra memoria dinastica, rito religioso, onori militari e rivendicazione successoria è probabilmente l’aspetto storicamente più interessante del documento.
Appendice. Testo dell’atto
Criteri di trascrizione. Si rispettano la grafia, le maiuscole e la punteggiatura dell’originale, errori compresi. La barra verticale (|) indica l’a capo, la doppia barra (||) il cambio di pagina; le parole divise in fin di riga sono riunite. Le sottoscrizioni sono date nell’ordine in cui compaiono, con le forme ricostruibili dalle firme. Le parentesi () sciolgono le abbreviazioni e completano i cognomi.
[p. 1] [stemma di Savoia a stampa] | L’anno del Signore 2021 addì 1° di luglio alle ore 13,30 nelle | Reali Tombe della basilica di Superga. | Ad ognuno sia noto e manifesto: | Che addì primo giugno cessò di vivere in Arezzo S.A.R. il | Principe Amedeo di Savoia, Re di Sardegna, Re di Cipro, Gerusalemme | ed Armenia, Duca di Savoia, Duca d’Aosta, Duca di Genova, | Duca di Monferrato, Duca di Piacenza, Duca del Chiablese, Duca | del Genevese, Principe e Vicario Perpetuo del Sacro Romano Impero, | Principe di Carignano, Principe di Acaia, Principe di Piemonte, | Principe di Oneglia, Principe di Poirino, Principe di Trino, Principe | di Carmagnola, Principe di Montmélian, Principe di Arbin, | Principe di Francin, Principe di Masserano, Principe di | Crescentino, Principe di Dronero, Principe di Chieri, Principe | di Riva presso Chieri, Principe di Banna, Principe di Bene, | Principe di Bra, Principe di Busca, Principe Balì del Ducato | di Aosta, Principe della Cisterna e di Belriguardo | Marchese in Italia, Marchese di Susa, Marchese di Ivrea, | Marchese di Saluzzo, Marchese di Ceva, Marchese di Maro, | Marchese di Cesena, Marchese di Savona, Marchese di Tarantasia, | Marchese di Borgomanero e Cureggio, Marchese di Oristano, | Marchese di Caselle, Marchese di Rivoli, Marchese di | Pianezza, Marchese di Govone, Marchese di Salussola, Marchese | di Racconigi con Tegerone, Marchese di Migliabruna, Marchese | di Motturone, Marchese di Cavallermaggiore, Marchese | di Marene, Marchese di Modane, Marchese di Lanslebourg, | Marchese di Livorno Ferraris, Marchese di Santhià | Marchese di Agliè, Marchese di Centallo, Marchese di Demonte, | Marchese di Desana, Marchese di Ghemme, Marchese di ||
[p. 2] di Vigone, Marchese di Villafranca, Marchese di Roccavaione, | Marchese di Peveragno, Marchese di Boves, Marchese di Voghera | Conte di Torino, Conte di Asti, Conte di Moriana, Conte di Barge, | Conte di Villafranca, Conte di Nizza, Conte di Tenda, Conte | di Ginevra, Conte di Bairo, Conte di Oregno, Conte di Alessandria, | Conte di Novara, Conte di Romont, Conte di Tortona, Conte di | Bobbio, Conte di Soissons, Conte di S. Antioco, Conte di Pollenzo, | Conte di Roccabruna, Conte di Tricerro, Conte di Bairo, | Conte di Ozegna, Conte del Goceano, Conte dell’Apertole, Conte | di Sarre, Conte di Vigevano, Conte di Noyon, Conte di Belley, | Conte di Salmorence, Conte d’Oirado, Conte di Bredulo, Conte | di Albenga, Conte di Moncalieri, Conte di Valence e Die, Conte | di Richmond, Conte di Ponderano, Conte dell’Impero Francese. | Visconte e Signore di Chambéry, Barone del Faucigny, Barone | del Vaud, Barone di Varisella | Alto Signore di Monaco, di Roccabruna e 11/12 di Mentone | Signore di Vercelli, Signore di Pinerolo, Signore della Lomellina, | Signore della Valsesia, Signore di Arvillars, Signore di | Mulette, Signore di Collegno, Signore di Bernezzo, Signore di | Altezzano, Signore di Genola, Signore di Pancalieri, Signore | di Covorre, Signore di Bugey, Signore di Cornillon, Signore di | Coligny, Signore di Meudon, Signore di Villanova, Signore | di Chillon, Signore di Berd, Signore di Crest, Signore di Chamosson, | Signore di Corcelle, Signore di Boon, Signore di Balme, Signore | di Cluse, Signore di Montagny, Signore di Grosperg, Signore | di Bressa, Signore di Bougé, Signore di Seyssel, Signore | d’Egle, Signore d’Aubonne, Signore di Vingel, Signore d’Arlod, | Signore di Gruyères, Signore di Vivey, Signore di Port Valeys, | Signore di Corlière, Signore di Ponto in Ogo, Signore di Torre del | Pino, Signore di Talavier, Signore di Clées, Signore di Baleyson, | Signore di Lanzin, Signore di Belmont, Signore di → ||
[p. 3] Arcanciel, Signore di Yllens, Signore di Charosse, Signore di Borches, | Signore di Cronay, Signore di Palesier | Nobil Uomo e Patrizio di Venezia, Patrizio di Ferrara | Capo e Sovrano del Nobilissimo Ordine del Collare dell’Annunziata, | Gran Maestro del Sacro Militare Ordine dei Santi | Maurizio e Lazzaro e del Reale Ordine Civile di Savoia, | figlio di S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca di Spoleto | e poi d’Aosta, già Re di Croazia, Cavaliere dell’Ordine della | SS. Annunziata, e di S.A.R. la Principessa Reale Irene di | Grecia e Danimarca, Dama della Croce Stellata, sposato con | S.A.R. la Principessa Silvia di Savoia, nata Paternò di Spedalotto | dei marchesi di Regiovanni; che l’Augusta Salma, dopo la | Messa funebre celebrata in S. Miniato in Firenze il giorno 4 | di giugno, è stata trasferita alla basilica di Superga dove è giunta | il giorno 30 di luglio. | Il feretro è stato posto su un letto di duolo rivestito di damasco | cremisi, coperto dalla bandiera della Marina da guerra con lo stemma | Sabaudo, col Collare della SS. Annunziata e la corona reale | Sabauda su un cuscino presso il tumulo, e con la spada e | berretto da ufficiale di Marina sopra il feretro, circondato da | candelieri con le grandi armi di Savoia; che dopo la Messa celebrata | da Mons. Antonio Vigo, Protonotario Apostolico, Ammiraglio, | il giorno 1° luglio alle ore 11,30, durante la quale ha prestato | servizio d’onore al feretro un picchetto della Marina Militare, | la Regia Salma è stata trasportata nelle Reali Tombe dove ne è stata | fatta la ricognizione col dichiarare che l’urna racchiude le ceneri | di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Re di Sardegna, | Re di Cipro, di Gerusalemme e d’Armenia, Duca di Savoia e d’Aosta, | etc. etc. | Infine gli addetti hanno tumulato nel loculo a ciò predisposto | l’Augusta Salma, alla presenza della Reale Famiglia e dei sottoscritti | testimoni. ||
[p. 4] In fede ed a perpetua memoria, io Maurizio Bettoja | d’ordine di S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca di | Savoia ed Aosta, etc. etc., ho esteso il presente atto, munito del | sigillo delle mie armi, ed unitamente ai Reali Principi ed ai presenti | mi sono sottoscritto
Sottoscrizioni autografe:
Aimone – Ol.(ga)
Silvia di Savoia – Amedeo (di Savoia)
Gilberto Arrivabene Valenti Gonzaga
Bianca Arrivabene Valenti Gonzaga
Mafalda di Savoia Aosta e Mario Luca Giusti
Martin d’Austria-Este
Fabrizio Servente
Umberto (di Savoia)
Isabella (di Savoia)
Anna Lombardo di San Chirico
Elena Lombardo di San Chirico
Carlo Lombardo di S. Chirico
Maria Antonietta Bartone
Enzo Bartone
Briano Martinoni Caleppio
Maddalena Arrivabene Valenti Gonzaga
Leonardo Arrivabene Valenti Gonzaga
Vera Arrivabene V.(alenti) G.(onzaga)
Viola Arrivabene Valenti Gonzaga
Note:
[1] Testimonianza del nobile cav. Maurizio Bettoja, presente alla cerimonia, come da comunicazione allo scrivente.
[2] Costituzione della Repubblica italiana, XIV disposizione transitoria e finale, comma 1.
[3] Consulta dei Senatori del Regno, comunicato del 7 luglio 2006; cfr. http://www.consultadeisenatoridelregno.it/index.htm; «Morto il principe Amedeo, duca di Savoia e d’Aosta», Il Fatto Quotidiano, 1° giugno 2021, https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/01/morto-il-principe-amedeo-duca-di-savoia-e-daosta-lannuncio-della-real-casa-dalla-disputa-per-il-trono-ditalia-alla-prigionia-sotto-i-nazisti-la-sua-storia/6216540/.
[4] Regie Patenti di Vittorio Amedeo III, 13 settembre 1780, testo pubblicato e commentato in: Annuario della Nobiltà italiana, XXXIII edizione, marzo 2021, parte I, Savoia.
[5] Consulta dei Senatori del Regno, «Storia», http://www.consultadeisenatoridelregno.it/storia.html; per la posizione opposta, «Consulta dei Senatori del Regno», Archivio Storico, 28 luglio 2010, http://archiviostorico.blogspot.com/2010/07/consulta-dei-senatori-del-regno.html, e il sito dell’associazione omonima di parte avversa, https://consulta.altervista.org/. Sul soggetto produttore cfr. Archivio Centrale dello Stato, https://patrimonioacs.cultura.gov.it/entita/a7085bda-d776-4924-b111-85bf01d9449e/consulta-dei-senatori-del-regno.
[6] Tribunale di Arezzo, sentenza n. 178 del 9 febbraio 2010, richiamata nella sentenza d’appello citata alla nota seguente; Corte costituzionale, sentenza n. 101 dell’8 luglio 1967.
[7] Corte d’appello di Firenze, I sez. civ., sentenza n. 8/2018, decisa il 4 dicembre 2017 e pubblicata l’8 gennaio 2018 (RG 527/2010), §§ 7–9 della motivazione e dispositivo. La Corte aveva già sospeso l’esecutività della sentenza di primo grado con ordinanza del 15 settembre 2010.
[8] Cfr. nota 1.
[9] Piemonte Italia, https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/musei/basilica-di-superga-e-tombe-reali-di-casa-savoia.
[10] «Funerali di Vittorio Emanuele II», Rerum Romanarum, https://www.rerumromanarum.com/2020/12/funerali-di-vittorio-emanuele-ii.html; Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, «Le Reali Tombe», https://www.guardiadonorealpantheon.it/le-reali-tombe/.
[11] Real Casa di Savoia, resoconto «Superga 1 luglio 2021. Ultimo saluto a S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia», 2 luglio 2021.
[12] «Vittorio Emanuele di Savoia tumulato a Superga a Torino», ANSA, 1° luglio 2024, https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2024/07/01/vittorio-emanuele-di-savoia-tumulato-a-superga-a-torino_d00b9d46-a610-4a6b-9b90-2dcd3e6fd23f.html; «Savoia, Vittorio Emanuele sepolto in cripta reale a Superga», LaPresse, 1° luglio 2024, https://www.lapresse.it/cronaca/2024/07/01/savoia-vittorio-emanuele-sepolto-in-cripta-reale-a-superga/.
[13] «Savoia, è morto a 77 anni il principe Amedeo Duca d’Aosta», Sky TG24, 1° giugno 2021, https://tg24.sky.it/cronaca/2021/06/01/principe-amedeo-savoia-morto; ANSA, «Savoia: morto il principe Amedeo Duca d’Aosta», 1° giugno 2021.
[14] Real Casa di Savoia, resoconto «Firenze 4 giugno 2021»; Casa Reale di Savoia, «Solenni esequie per S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia», https://casarealedisavoia.it/solenni-esequie-amedeo-savoia/.
[15] Real Casa di Savoia, «Superga 1 luglio 2021», cit.
[16] «L’ultimo saluto al principe Duca Amedeo d’Aosta: tumulato oggi a Superga», ArezzoNotizie, 1° luglio 2021, https://www.arezzonotizie.it/cronaca/funerale-principe-duca-amedeo-d-aosta-superga.html, che indica la «terza sala» della cripta. Indicano invece la «sala delle Regine» N. Fontaine, «Inhumation d’Amédée de Savoie dans la crypte royale de la basilique de Superga», Histoires Royales, 1° luglio 2021, https://histoiresroyales.fr/inhumation-amedee-de-savoie-crypte-royale-basilique-de-superga/, e Virgilio Notizie, 2 luglio 2024, a proposito della successiva sepoltura di Vittorio Emanuele: https://www.virgilio.it/notizie/vittorio-emanuele-di-savoia-sepolto-a-superga-in-segreto-sgarbo-alla-famiglia-sala-dei-re-negata-il-motivo-1627234.
[17] Cfr. nota 1.
[18] «Amedeo di Savoia-Aosta: nato dopo l’armistizio, due mogli e una figlia fuori dal matrimonio», Il Messaggero, 1° giugno 2021, https://www.ilmessaggero.it/persone/savoia_legge_salica_morto_principe_amedeo_vittorio_emanuele_vita_chi_era-5996082.html.
[19] Treccani, Dizionario di Storia, «sabaudo, Stato», https://www.treccani.it/enciclopedia/stato-sabaudo_(Dizionario-di-Storia)/.
[20] Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, «Carlo Emanuele III di Savoia, re di Sardegna», https://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-emanuele-iii-di-savoia-re-di-sardegna_(Dizionario-Biografico)/; Comunità Montana Oltrepò Pavese, «Cenni storici», https://www.cmop.it/la-comunita-montana/cenni-storici/; Treccani, Enciclopedia Italiana, «Parma e Piacenza, Ducato di», https://www.treccani.it/enciclopedia/parma-e-piacenza-ducato-di_(Enciclopedia-Italiana)/. La clausola su Piacenza fu confermata dall’art. 7 del trattato di Parigi del 10 giugno 1817.
[21] Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, «Carlo Alberto, re di Sardegna», https://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-alberto-re-di-sardegna_(Dizionario-Biografico)/.
[22] Treccani, «Savoia, Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna di, duchessa d’Aosta», https://www.treccani.it/enciclopedia/savoia-maria-vittoria-dal-pozzo-della-cisterna-di-duchessa-d-aosta/.
[23] Archivio di Stato di Biella, SIAS, scheda della famiglia Dal Pozzo della Cisterna, https://sias-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=70661&RicProgetto=as-biella; Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, «Dal Pozzo, Amedeo, marchese di Voghera», https://www.treccani.it/enciclopedia/dal-pozzo-amedeo-marchese-di-voghera_(Dizionario-Biografico)/.
[24] Genealogia Dal Pozzo, principi di Cisterna, in Annuario della Nobiltà italiana, edizione XXXI (2007-2010), S.A.G.I.
[25] «Aimone di Savoia-Aosta, re di Croazia col nome di Tomislavo II», Il Lambello, https://www.lambello.org/aimone-di-savoia-aosta-re-di-croazia-col-nome-di-tomislavo-ii/.
[26] «L’affaire de Menton et Roquebrune», IRIS Università di Torino, https://iris.unito.it/retrieve/handle/2318/120849/18270/MENTON%20ET%20ROQUEBRUNE.pdf. Lo studio esamina l’opera di L. Melegari, Question de Menton et de Roccabruna. Mémoire avec documents publiés par ordre du Gouvernement Sarde, Torino 1857.
[27] Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, «Grimaldi, Giovanni», https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-grimaldi_(Dizionario-Biografico)/.
[28] Documentazione riportata da G. Dubois, Carnet Web de Généalogie, aprile 2006, https://gillesdubois.blogspot.com/2006/04/; da verificare sull’originale presso l’Archivio di Stato di Torino.
[29] Archivio di Stato di Torino, «1485. Donazione del regno di Cipro», https://archiviodistatotorino.beniculturali.it/1485-donazione-regno-di-cipro/; Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, «Carlotta di Lusignano, regina di Cipro», https://www.treccani.it/enciclopedia/carlotta-di-lusignano-regina-di-cipro_(Dizionario-Biografico)/.
[30] «Vittorio Emanuele di Savoia, la famiglia: il matrimonio a Las Vegas con Marina Doria, la disputa sull’eredità e il figlio Emanuele Filiberto», Il Gazzettino, 5 febbraio 2024, https://www.ilgazzettino.it/esteri/vittorio_emanuele_di_savoia_eredita_moglie_marina_doria_figlio_emanuele_filiberto_famiglia_cosa_sappiamo-7912545.html.
[31] Statuto del Regno di Sardegna, 4 marzo 1848, preambolo: http://www.dircost.unito.it/cs/docs/albertino1848.htm; https://www.quirinale.it/allegati_statici/costituzione/Statutoalbertino.pdf.
[32] Legge 17 marzo 1861, Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 67, 17 marzo 1861.
[33] Cfr. per esempio il decreto luogotenenziale del 3 luglio 1861, https://www.studiolegalenoto.it/decreto-luogotenenziale-3-luglio-1861, e l’intitolazione degli atti di Vittorio Emanuele II, https://www.bfscollezionidigitali.org/oggetti/18701-vittorio-emanuele-2-per-grazia-di-dio-e-per-volonta-della-nazione-re-d-italia.
[34] Per Firenze 2021: Real Casa di Savoia, «Firenze 4 giugno 2021», cit. Per il 2001: «Il primo inno nazionale, “S’hymnu sardu nationale”», L’Universale, 21 febbraio 2021, https://www.luniversaleditore.it/2021/02/21/primo-inno-nazionale-shymnu-sardu-nationale/. Per il 2024: «Ai funerali di Vittorio Emanuele verrà suonato l’Inno Sardo», L’Unione Sarda, 7 febbraio 2024, https://www.unionesarda.it/news/italia/ai-funerali-di-vittorio-emanuele-verra-suonato-linno-sardo-xcebk4tj.
[35] Treccani, Enciclopedia Italiana, «Annunziata, ordine della SS.», https://www.treccani.it/enciclopedia/ordine-della-ss-annunziata_(Enciclopedia-Italiana)/.
[36] Archivio di Stato di Torino, «1409. Statuti dell’Ordine del Collare», https://archiviodistatotorino.cultura.gov.it/1409-statuti-ordine-del-collare/.
[37] Gli Ordini della Real Casa di Savoia, Annuario della Nobiltà italiana, XXXIII edizione (2015-2020), marzo 2021, Annuario della Nobiltà italiana foundation trust.
[38] Treccani, Enciclopedia Italiana, «Savoia, Aimone di, duca di Spoleto e, poi, d’Aosta», https://www.treccani.it/enciclopedia/savoia-aimone-di-duca-di-spoleto-e-poi-d-aosta_(Enciclopedia-Italiana)/.
[39] «Gli Accordi di Roma, 18 maggio 1941», in L’Italia e lo Stato Indipendente Croato 1941, Rivista Militare, https://issuu.com/rivista.militare1/docs/italia_e_stato_indipendente_croato_1941/s/15814794.
[40] Per il settembre 1943: Casa Reale di Savoia, «Aimone, il Duca di Spoleto», https://casarealedisavoia.it/aimone-duca-spoleto/. Per il 25 luglio 1943: Il Lambello, cit.
[41] Treccani, «Savoia, Aimone di», cit.
[42] Cfr. nota 14.
[43] Il Messaggero, 1° giugno 2021, cit.; Casa Reale di Savoia, «Amedeo di Savoia», https://casarealedisavoia.it/la-casa-reale/amedeo-di-savoia/.
[44] Cfr. nota 1.
[45] Cfr. nota 1.
[46] R.D. 15 aprile 1848; cfr. Marina Militare, «Bandiera della Marina», https://www.marina.difesa.it/cosa-facciamo/per-la-cultura/tradizioni/Pagine/LaBandiera.aspx.
[47] D.Lgs. 9 novembre 1947, n. 1305, art. 1, Gazzetta Ufficiale, n. 275, 29 novembre 1947; cfr. Marina Militare, «Bandiera della Marina», cit.
[48] Treccani, «Savoia, Aimone di», cit.
[49] ANSA, «Savoia: principe Duca Amedeo d’Aosta tumulato a Superga», 1° luglio 2021, https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2021/07/01/savoia-principe-duca-amedeo-daosta-tumulato-a-superga_9cd5a8cb-412e-4398-b2dd-c4a20a22ee47.html; Real Casa di Savoia, «Superga 1 luglio 2021», cit.
[50] Real Casa di Savoia, «Superga 1 luglio 2021», cit., che qualifica Mons. Vigo come già cappellano della Marina Militare; l’ANSA, cit., lo qualifica semplicemente come «Cappellano della Marina Militare». Le qualifiche di protonotario apostolico e di «Ammiraglio» sono quelle attribuitegli dall’atto.
[51] «A Firenze, dove è nato, i funerali del Duca Amedeo d’Aosta», La Nazione, 1° giugno 2021, https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/a-firenze-dove-e-nato-i-funerali-del-duca-amedeo-daosta-adgbtiim; Sky TG24, 1° giugno 2021, cit.
[52] Real Casa di Savoia, «Superga 1 luglio 2021», cit.
[53] Cfr. nota 1.
[54] Cfr. nota 49.
[55] Cfr. nota 16.
[56] Cfr. Società Italiana di Studi Araldici, Atti, https://www.socistara.it/atti/, in particolare «I cartoni funebri stemmati» e «Un funerale nobiliare nella Roma barocca».
[57] Cfr. Consulta dei Senatori del Regno, «Novità», http://www.consultadeisenatoridelregno.it/novit.html, dove Aimone è qualificato Capo di Casa Savoia.
[58] Cfr. nota 1.
[59] Cfr. nota 1.
[60] Per la composizione della famiglia: Real Casa di Savoia, in: Annuario della Nobiltà italiana, XXXIII edizione, marzo 2021, Annuario della Nobiltà italiana foundation trust, parte I, volume I, sub voce.
[61] Cfr. nota 14.
[62] Genealogia Lombardo di San Chirico, in: Annuario della Nobiltà italiana, XXXIII edizione, marzo 2021, Annuario della Nobiltà italiana foundation trust, parte II, volume II, sub voce.
[63] «Firenze dice addio al Duca Amedeo d’Aosta», La Nazione, 2 giugno 2021, https://lanazione.it/firenze/cronaca/firenze-dice-addio-al-duca-amedeo-daosta-1.6433559/amp; Il Messaggero, 1° giugno 2021, cit.
[64] Real Casa di Savoia, «Superga 1 luglio 2021», cit.; cfr. anche nota 49.




