Il Real Ordine di San Michele dell’Ala e la regina sabauda del Portogallo

Racconta la leggenda che l’8 maggio 1147 il primo Re del Portogallo, Alfonso I, si trovasse in accanita battaglia contro le milizie arabesche nei pressi della città di Santarèm.
Lo scontro parve subito durissimo ma ad un tratto, mentre il combattimento infuriava violentissimo, un braccio alato apparve nel cielo e vibrò, con una sciabola in pugno, un colpo durissimo sui mori disperdendone i guerrieri terrorizzati dal miracoloso evento.
Re Alfonso ritenne che tale intervento divino fosse opera dell’Arcangelo San Michele giunto in soccorso dei cristiani e quindi volle onorarlo fondando un ordine cavalleresco per manifestargli la propria grata devozione.
Nacque così l’Ordine Reale e Militare di San Michele dell’Ala che per secoli protesse la fede, il regno ed i più deboli tra alterne vicende.
In un Breve Papale emesso da Papa Alessandro III, datato 4 Gennaio 1177, viene menzionato l’“Ordo Equitum S. Michaelis Sive de Ala”, riconosciuto quale Ordine Cavalleresco tra gli altri esistenti a quei tempi.
Il motto dell’Ordine era ed è ancor oggi: “Qui ut Deus”, che significa: “Chi è come Dio?”. I voti dei cavalieri di quest’Ordine equestre comprendevano la difesa della religione cristiana nel Regno del Portogallo ed inoltre impegnavano ad aiutare le vedove ed i fanciulli. A partire dal 1733 il Reale e Militare Ordine di San Michele dell’Ala visse un momento di difficoltà pur restando vivissimo.
Ma il 4 Agosto 1981, con atto pubblico sotto l’attuale sistema giuridico e costituzionale portoghese, Nuno da Câmara Pereira gli ridiede vita, denominandolo: Real e Militar Ordem de São Miguel da Ala (OSMA).
Lo scopo principale che si pone l’attuale Ordine è innanzitutto la difesa della fede cattolica, apostolica, espressa dalla Santa Chiesa di Roma; vi sono poi la difesa del Re e del patrimonio tradizionale portoghese in tutti i suoi aspetti, vale a dire, la cultura portoghese con i suoi valori tradizionali e cristiani; ed infine la diffusione della devozione a San Michele Arcangelo in Portogallo e nel mondo, acclamato come Angelo della Pace ed Angelo custode della nazione (Angelo del Portogallo).
L’Ordine è suddiviso in tre classi: la classe di Grazia (nella quale assume la massima importanza il merito personale a prescindere dai natali dell’insignito), la classe “Iure Sanguinis” (riservata a chi ha una nobiltà riconosciuta inferiore ai 200 anni) e la classe di Giustizia (riservata a chi ha nobiltà riconosciuta superiore ai 200 anni). Ognuna di queste tre classi prevede i seguenti gradi: Cavaliere, Commendatore, Grande Ufficiale e Cavaliere di Gran Croce. Il Gran Collare viene concesso ai Cavalieri di Gran Croce, molto raramente e solo per meriti particolari.
L’Ordine prevede, oggi, anche una specifica Medaglia al Merito concessa nel 2017 all’Annuario della Nobiltà Italiana.
Il Gran Magistero dell’Ordine è oggi del Capo della Real Casa del Portogallo, Dom Pedro Duca di Braganza e di Loulè, il Gran Cancelliere è Dom Nuno Cabral da Camara Pereira Marchese di Castel Rodrigo e Connestabile del Portogallo e l’ordine è rappresentato in Italia dal Conte Giuseppe Rizzani Delegato degli Ordini Dinastici Portoghesi per l’Italia, la Repubblica di San Marino e la Santa Sede.
Quello che molti non sanno è che mentre il valoroso Re Alfonso fondava il prestigioso ordine, sedeva al suo fianco una donna non meno straordinaria.
Una principessa di una casa destinata a diventare millenaria. Una giovane principessa di Casa Savoia che, come altre grandi donne, donò se stessa al Portogallo. Nazione, quest’ultima, che ha sempre avuto legami molto profondi e importanti con l’Italia. Un’amicizia plurisecolare, millenaria anzi anch’essa, come documenta la vicenda che andiamo a rievocare.
Ed è la storia di una donna straordinaria a tal punto da mescolare, nella memoria che si conserva, storia e leggenda in un turbinio di aneddoti che sembrano più simili da una fiaba che alla realtà documentata e documentabile. La storia di una principessa che, da una piccola provincia europea e francofona, finì per ascendere al ruolo di regina di una grande patria.
Tutto iniziò attorno al 1125 quando il Conte di Savoia, Aosta e Moriana Amedeo III ebbe da sua moglie Adelaide la figlia secondogenita cui fu posto il nome di Matilde che poi, successivamente, fu mutato in Mafalda.
Se le leggende non mancano nella tradizione che ne ha tramandato la memoria, i primi anni si possono definire a maggior ragione poco precisi. La narrazione generale, riportata anche in diversi tomi ottocenteschi, la descrisse come una giovane avvezza all’uso delle armi, abile nell’equitazione, capace cacciatrice, vigorosa nell’animo e nello spirito. E nella sua giovinezza affonda le radici il mito più celebre attorno alla sua figura.
Ella, infatti, simpatizzando per la Lega Lombarda in lotta contro l’Imperatore Federico Barbarossa, avrebbe condotto un manipolo di cavalleggeri piemontesi in soccorso ai milanesi assediati. Indirizzando loro auliche parole: “Dite agli Italiani, che ovunque si lotta per la libertà Casa Savoia non diserterà mai la causa degli oppressi”.
Il nemico Barbarossa, avendola scorta in qualche modo, se ne innamorò perdutamente ed incaricò un suo cavaliere di catturarla.
Egli procedette, obbedì al suo signore e gli portò l’illustre prigioniera la quale, posta d’innanzi al cedere alle sue lusinghe e offerte o accettare la morte scelse la seconda più onorevole possibilità.
Sempre secondo tale leggenda, ella riuscì poi a fuggire grazie all’aiuto offerto proprio dal cavaliere ardito che l’aveva catturata. E lui stesso, dopo averla riportata in Savoia, rivelò d’essere Alfonso I Re del Portogallo e chiese la sua mano al fratello di lei Umberto III.
Fin qui il mito che, tuttavia, va spogliato della celebrazione apologetica postuma. Vi è di vero, parrebbe, che ella avesse caldeggiato con il fratello l’idea di una unione federale delle città italiche ma decisamente improbabile il resto della vicenda poiché i fatti storici della Lega Lombarda si svolsero diversi anni dopo la morte di Matilde.
Tuttavia reale fu, in ogni senso, il matrimonio avvenuto nel 1146 con il già citato Alfonso I fondatore della monarchia portoghese. Unione sancita a Coimbra, prima capitale del Regno del Portogallo, con un quell’uomo straordinario. Un cavaliere e soldato valoroso che aveva saputo costruire una patria libera da ogni oppressore straniero e conquistarsi valorosamente una ben meritata corona.
Giunta in Portogallo, la sposa vide presto il suo nome mutare pronuncia secondo la fonetica della lingua portoghese per cui il suo nome da Matilde divenne presto Mahalda e infine Mafalda. Nome caro alle memoria di Casa Savoia poiché, secoli dopo, sarà quello della Principessa martire morta a Buchenwald nel 1944 prigioniera dei nazisti.
Tornando all’illustre antenata vi è da dire che la giovane prima Regina consorte del Portogallo mutò presto abitudini e divenne una moglie e madre amorevole e assai rispettata dal suo nuovo popolo dal quale si fece amare.
Secondo il Conte Cibrario, ella concorse alla costruzione della Cattedrale di Oporto ove secoli dopo il Re di Sardegna Carlo Alberto, suo discendente ritiratosi in infausto esilio, ricevette la prima funzione funebre.
Al marito Alfonso I la nostra Matilde diede diversi figli grazie ai quali il Re del Portogallo ebbe assicurata la preziosa successione al trono quando, nel 1185, gli succedette il giovane Sancho I quinto figlio della coppia.
Ma seguire con precisione la vita della nostra protagonista è così difficile che lo scrivente lesse perfino di un suo ritiro in convento al momento della vedovanza, notizia improbabile dato che il marito morì molti anni dopo di lei. Matilde, anzi Mafalda ormai, si spense, secondo le Cronache Lusitane, il 4 novembre 1157 a Coimbra e le sue spoglie trovarono riposo nel monastero della Santa Croce, ove poi furono tumulati sia il marito Alfonso I sia il figlio Sancho I.
Sulle ragioni della sua morte non si hanno notizie precise ma incuriosisce e colpisce il fatto che l’anno della morte corrisponda a quello di nascita della sua ultimogenita Teresa il cui giorno preciso è però ignoto.
Non si potrebbe escludere che la Regina, affaticata da molti parti precedenti, non sia sopravvissuta a quest’ultimo. Purtroppo, fino a pochi decenni fa e quindi maggiormente nel medioevo, morire in queste circostanze era, drammaticamente, cosa frequente.
Vi sono, è doveroso dirlo, anche fonti che indicano tuttavia l’anno successivo come quello della sua morte.
A prescindere dalle leggende, dai miti, dalle molte zone d’ombra e dalle molte domande senza risposta, la figura di Matilde o Mafalda di Savoia resta ricca di fascino e forse proprio perché avvolta un poco dalle nebbie dei secoli e della storia.
Una giovane donna che dalle montagne e dai paeselli al confine tra l’odierna Francia ed il Piemonte giunse fino nel cuore del bellissimo Portogallo per esserne la prima storica regina accanto al suo primo, grande, Re.
Ed accanto a lui, al fianco del suo sovrano, assistette alla nascita di un Ordine cavalleresco che segnò la storia ed ancora oggi rinnova la memoria di quel tempo lontano tenendone vivi i valori e le virtù. Matilde o Mafalda di Savoia è un’icona di un medioevo lontano nel tempo ma non nei cuori e rappresenta una testimonianza ulteriore del legame antico tra due magnifici popoli.
Radici comuni e di cui essere orgogliosi.




