Skip to content

La XXXIV edizione dell’Annuario della Nobiltà italiana (2021-2026)

INTRODUZIONE ALLA XXXIV EDIZIONE

di Andrea Borella

La pubblicazione della XXXIV edizione dell’Annuario della Nobiltà italiana, relativa agli anni 2021–2026, segna una nuova tappa nella storia di un’opera che, dalla fondazione nel 1872 per iniziativa di Giovan Battista di Crollalanza, ha accompagnato, attraverso epoche e ordinamenti profondamente diversi, lo studio genealogico, storico-nobiliare e araldico delle famiglie italiane.
Nel corso di oltre un secolo e mezzo l’Annuario ha mutato struttura, criteri di compilazione ed estensione delle materie trattate, conservando tuttavia una fondamentale continuità d’intenti: documentare la storia delle famiglie attraverso la ricostruzione delle genealogie, l’identificazione degli stemmi, l’esame delle fonti e l’accertamento delle condizioni nobiliari, patriziali e gentilizie storicamente attestate. La ripresa delle pubblicazioni, avviata alla fine del secolo scorso e concretizzatasi con l’uscita della XXVIII edizione nell’ottobre 2000, inaugurò la seconda serie dell’opera. L’Annuario venne allora profondamente riorganizzato: superando l’impostazione prevalentemente repertoriale della prima serie, introdusse un sistema di classificazione destinato a distinguere le famiglie secondo la natura e l’origine dei rispettivi titoli di pubblicazione.
Da allora ogni nuova edizione è stata non soltanto un aggiornamento delle genealogie, ma anche l’occasione per riesaminare criticamente le fonti, rettificare attribuzioni precedenti, integrare la documentazione disponibile e approfondire questioni di storia dinastica e di diritto nobiliare talvolta trascurate dalla letteratura specialistica.
La presente edizione si inserisce in questa continuità, introducendo al tempo stesso innovazioni di rilievo. Esse riguardano soprattutto la distinzione fra nobiltà ereditaria e personale, il valore delle ammissioni cavalleresche, la rilevanza dei provvedimenti araldici emanati da autorità sovrane o dinastiche e la classificazione delle famiglie storicamente armigere e di distinta civiltà. Tutte rispondono a un medesimo principio: la pubblicazione di una famiglia non può dipendere soltanto dalla notorietà del cognome, dalla tradizione familiare o dal prestigio di un Ordine o di un’onorificenza, ma deve fondarsi su elementi documentari identificabili, verificabili e coerenti con i criteri scientifici dell’opera.
In questa prospettiva la XXXIV edizione è insieme un punto di arrivo, per il lavoro di ricerca e sistemazione compiuto nel corso della seconda serie, e la premessa degli ulteriori sviluppi scientifici ed editoriali già programmati.

I. Un periodo significativo nella storia dell’Annuario
Il sessennio al quale è dedicata la presente edizione è stato segnato da avvenimenti importanti per la vita dell’Annuario, per i suoi collaboratori e per le istituzioni con le quali l’opera intrattiene rapporti culturali e scientifici.
Il 1° giugno 2021 è scomparso S.A.R. il Principe Reale Amedeo di Savoia, Duca di Savoia e d’Aosta, Capo della Real Casa d’Italia, che aveva sempre manifestato interesse e vicinanza per l’Annuario della Nobiltà Italiana e per le sue attività. La sua morte è stata una perdita profondamente sentita, anche per l’attenzione che il Principe aveva dedicato agli studi dinastici, genealogici e araldici e alla conservazione della memoria storica della propria Casa.
Nel 2022 è ricorso il centocinquantesimo anniversario della fondazione dell’Annuario. La ricorrenza ha offerto l’occasione per ricordare non soltanto il fondatore, ma anche quanti, nel corso di oltre un secolo e mezzo, hanno contribuito alla continuità e allo sviluppo dell’opera.
Il 16 settembre 2022, nella basilica di Sant’Eustorgio a Milano, in occasione della riunione dei consultori del Comitato Scientifico, si è tenuta una cerimonia di conferimento delle benemerenze dell’Annuario, nel corso della quale è stata conferita alla memoria del Principe Amedeo la Medaglia d’Oro dei Benemeriti dell’Annuario della Nobiltà Italiana.

Il successivo 2 dicembre, a Pisa, una commemorazione è stata dedicata all’anniversario della fondazione e alla figura di Crollalanza, al quale è andato, anch’egli alla memoria, il medesimo riconoscimento. In quell’occasione è apparso per la prima volta in pubblico anche il labaro dell’Annuario, simbolo della sua continuità storica.


Nel 2023 si sono succedute altre iniziative di rilievo scientifico: il 18 marzo, a Roma, un convegno dedicato a Umberto II; il 23 giugno, alla Camera dei Deputati, la presentazione della XXXIII edizione dell’Annuario insieme al volume I predicati della nobiltà italiana, dedicato alla ricognizione sistematica dei predicati nobiliari e delle rispettive famiglie; il 13 ottobre, a Firenze, un convegno sulla nobiltà toscana.
Questi incontri hanno richiamato l’attenzione sul valore delle fonti genealogiche e storico-nobiliari per la storia sociale e istituzionale italiana.
Il 2 ottobre 2023 S.A.R. il Principe Reale Aimone di Savoia, Duca di Savoia e d’Aosta, Capo della Real Casa d’Italia, ha concesso all’Annuario, sotto la mia direzione, il titolo di «Fornitore della Real Casa», rinnovando il brevetto già ottenuto nel 1878 sotto la direzione del fondatore.


Il provvedimento, giunto centoquarantacinque anni dopo il primo conferimento, testimonia la continuità di un rapporto con la Real Casa di Savoia che risale alle origini della pubblicazione, e costituisce un ideale collegamento fra l’attività svolta dal fondatore nell’Ottocento e quella della seconda serie.
Il 25 novembre 2023, nel Ridotto del Teatro Titano a Città di San Marino, si è svolto il convegno Eat in posteros Delphica laurus – La nobiltà della Repubblica di San Marino, promosso dal Centro Studi Delfico Foundation, dallo Studio Cassiel e dall’Annuario della Nobiltà Italiana, con il patrocinio della Segreteria di Stato per l’Istruzione e la Cultura della Repubblica di San Marino.


In quella sede ho tenuto una relazione sulle origini storiche della nobiltà, del patriziato e dei titoli nobiliari sammarinesi, soffermandomi sulla formazione e sull’evoluzione di queste diverse condizioni, sulla loro natura storico-giuridica e sulla necessità di distinguere le ascrizioni patrizie dalle concessioni di titoli nobiliari e dalle attribuzioni della cittadinanza.
La relazione ha introdotto il progetto del nuovo Annuario del Patriziato e dei titoli nobiliari della Repubblica di San Marino (titolo di lavoro), dedicato alla ricostruzione sistematica delle genealogie e della storia delle famiglie nobili, patrizie e titolate della Repubblica. Ha inoltre richiamato l’attenzione sulla specificità della tradizione sammarinese, la cui storia va ricostruita sulle fonti e sulle disposizioni proprie dell’ordinamento repubblicano, senza improprie assimilazioni alle categorie sviluppatesi negli Stati monarchici italiani.
Il 13 giugno 2024 è stata fondata la Nuova Accademia Araldica Giovan Battista di Crollalanza, destinata a promuovere gli studi araldici, genealogici e storico-nobiliari e le scienze ausiliarie della storia. Fra i suoi obiettivi figurano l’incremento delle ricerche, la raccolta e la conservazione di documentazione specialistica, la promozione di pubblicazioni e attività culturali e la collaborazione scientifica all’aggiornamento dell’Annuario.
La sua costituzione contribuisce a formare una rete stabile di studiosi, nella convinzione che il progresso delle discipline genealogiche e araldiche richieda continuità di rapporti, confronto metodologico e disponibilità delle fonti.


Nel 2026, infine, l’Annuario ha istituito le sue prime Presidenze Onorarie, accettate da due Capi di Case Reali già sovrane negli antichi Stati italiani.
Con lettera datata Milano, 11 maggio 2026, S.A.R. il Principe Reale Aimone di Savoia ha accolto la proposta di assumere la prima Presidenza Onoraria dell’Annuario, esprimendo apprezzamento per l’autorevolezza della sua attività di ricerca e documentazione, riconosciuta quale «punto di riferimento di grande valore nel panorama storico e araldico italiano». Nella stessa lettera il Principe ha rinnovato il proprio ringraziamento per la Medaglia d’Oro dei Benemeriti conferita alla memoria del padre.

Con lettera datata Roma, 8 giugno 2026, S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro, Capo della Real Casa delle Due Sicilie, ha a sua volta accettato la Presidenza Onoraria. Il Principe ha ricordato di aver seguito con interesse, nel corso degli anni, l’attività della pubblicazione, riconoscendole una consolidata autorevolezza negli studi storici, genealogici e dinastici e un apprezzato contributo alla conoscenza di importanti aspetti della storia italiana. Ha inoltre sottolineato il valore culturale e morale della tutela della memoria delle antiche Case sovrane, auspicando che l’Annuario prosegua la propria attività «con il consueto rigore e spirito di servizio alla cultura storica».


Le due Presidenze Onorarie sono un riconoscimento significativo per il lavoro della Direzione e del Comitato Scientifico. Esse testimoniano la fiducia accordata all’opera dalle Case Reali già sovrane e la considerazione di cui gode quale strumento di conservazione e trasmissione della memoria genealogica, araldica e dinastica italiana, nel rispetto dell’autonomia scientifica che ne caratterizza l’attività.

II. La continuità del metodo scientifico e la ricostruzione delle genealogie
La crescente disponibilità di fonti archivistiche e bibliografiche, unita alle possibilità offerte dalla digitalizzazione dei documenti, ha consentito negli ultimi anni di approfondire numerose posizioni genealogiche e di verificare informazioni tradizionalmente riprodotte nei repertori nobiliari.
La genealogia è il fondamento dell’intera opera. Non è soltanto una successione di nomi, date e rapporti di parentela, ma lo strumento essenziale per comprendere la trasmissione delle condizioni nobiliari, dei titoli, dei predicati, degli stemmi e delle prerogative familiari. Sin dalla ripresa delle pubblicazioni ho perciò ritenuto necessario adottare criteri espositivi capaci di distinguere i diversi rami di una medesima famiglia e di collegare ciascuna posizione alle fonti che ne giustificano la pubblicazione. A questo scopo risponde il sistema di compilazione che ho elaborato nel 1999, poi denominato «metodo Borella». Applicato soprattutto alla Parte II, esso si fonda sul confronto sistematico fra gli Elenchi ufficiali nobiliari del Regno d’Italia editi, il Libro d’Oro della Nobiltà Italiana inedito, i decreti di concessione e riconoscimento e le altre fonti genealogiche disponibili. La peculiarità di questo metodo consiste nel considerare gli elenchi ufficiali non come fonti isolate, destinate a sostituirsi a vicenda, ma come testimonianze documentarie successive, da porre in relazione fra loro per ricostruire le diverse posizioni storicamente attestate di una famiglia e dei suoi rami.
L’iscrizione di un ramo in un elenco successivo, infatti, non comportava necessariamente la scomparsa della posizione storica relativa ad altri discendenti di un più antico intestatario; né la limitazione di un riconoscimento a determinati soggetti prova l’inesistenza di altri rami aventi una diversa posizione negli elenchi precedenti. Il confronto fra l’Elenco ufficiale del 1922, quello del 1933, i registri del Libro d’Oro e i repertori successivi consente di ricostruire situazioni che la semplice riproduzione dell’ultima iscrizione disponibile rappresenterebbe in modo incompleto.
Il metodo comporta l’individuazione dell’avo di riferimento, la distinzione delle linee genealogiche, il collegamento fra i diversi provvedimenti e l’impiego di richiami incrociati.
L’intestazione delle schede e la rappresentazione delle discendenze rispondono così a una logica storica e documentaria, nella quale il dato genealogico resta distinto dalla portata soggettiva e dagli effetti del singolo riconoscimento.
L’applicazione di questo sistema ha richiesto, nelle successive edizioni, un impegnativo lavoro di collazione delle fonti, verifica delle omonimie e ricostruzione dei rami collaterali. La XXXIV edizione lo prosegue, integrando le genealogie con nuove acquisizioni documentarie e mantenendo il principio secondo cui nessuna posizione familiare può essere correttamente interpretata prescindendo dalle circostanze storiche e giuridiche che ne hanno determinato l’origine.

III. Le cinque Parti dell’opera e la differente natura dei titoli di pubblicazione

L’articolazione in cinque Parti è uno dei tratti distintivi della seconda serie dell’Annuario.
La classificazione non intende stabilire una graduatoria di prestigio fra le famiglie, ma distinguere situazioni storiche e giuridiche diverse, evitando di ricondurre a un’unica categoria condizioni nate da ordinamenti, provvedimenti e tradizioni non sempre comparabili.
La Parte I è dedicata alle genealogie delle Case già sovrane negli antichi Stati italiani e della Real Casa d’Italia. La ricostruzione delle discendenze è accompagnata dall’esame delle vicende storiche delle Dinastie, delle leggi che ne regolano l’appartenenza e dei criteri di successione, con attenzione alla posizione dei diversi rami e alla corretta attribuzione dei titoli dinastici.


Questa Parte svolge anche una funzione documentaria propria. Grazie ai rapporti di fiducia consolidati nel corso degli anni con i Capi di diverse Case Reali già sovrane, l’Annuario riceve direttamente decreti, lettere patenti, determinazioni dinastiche e altri provvedimenti relativi all’ordinamento interno delle Dinastie, alla successione, all’attribuzione di titoli e trattamenti e all’esercizio delle prerogative dei loro Capi.
In numerosi casi l’opera è la prima sede di pubblicazione di tali documenti, riprodotti e illustrati sulla base degli originali o delle comunicazioni ufficialmente trasmesse alla Direzione, come confermano anche i provvedimenti pubblicati nella presente edizione. L’Annuario assume così un ruolo che va oltre l’aggiornamento genealogico, contribuendo alla conservazione e alla trasmissione di fonti primarie per la storia dinastica contemporanea. La riproduzione di tali atti resta naturalmente distinta dalla loro valutazione storico-giuridica, condotta alla luce delle norme dinastiche e della documentazione disponibile.
La Parte II comprende le famiglie nobili e titolate iscritte negli Elenchi ufficiali del Regno d’Italia, secondo il sistema documentario ed espositivo illustrato nella sezione precedente. Essa conserva un rapporto stretto con le fonti ufficiali dello Stato monarchico italiano e con le attività di concessione, riconoscimento e registrazione svolte dalle autorità competenti.


La Parte III raccoglie diverse fattispecie nobiliari e cavalleresche: le famiglie considerate in relazione alle categorie nobiliari del Sovrano Militare Ordine di Malta, i provvedimenti nobiliari di Umberto II successivi al 2 giugno 1946 e quelli dei suoi successori alla guida della Real Casa, e le specifiche ammissioni o concessioni cavalleresche e dinastiche contemplate dai criteri dell’opera. I titoli concessi dai Sommi Pontefici dopo il 20 settembre 1870, compresi nelle precedenti edizioni in una sezione di questa Parte, sono ora pubblicati in un annuario autonomo.


La Parte IV è destinata alle famiglie e ai rami fregiati di nobiltà generosa, storicamente documentata ma non compresa, per il ramo considerato, negli Elenchi ufficiali del Regno d’Italia o nelle Parti precedenti.
La Parte V, infine, comprende le famiglie notabili italiane storicamente in possesso di stemma, quelle di distinta civiltà e le famiglie beneficiarie di determinati provvedimenti o attestazioni araldiche.
Questa articolazione permette di rispettare la specificità delle fonti, distinguendo la nobiltà riconosciuta dagli ordinamenti statuali, quella documentata da antichi provvedimenti sovrani o dall’ascrizione ai patriziati, le condizioni accertate mediante processi genealogico-nobiliari, le dignità cavalleresche e i titoli di natura esclusivamente araldica.
La distinzione è tanto più necessaria nell’ordinamento della Repubblica italiana, nel quale, ai sensi della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione, i titoli nobiliari non sono riconosciuti come qualificazioni giuridiche. L’Annuario non esercita, pertanto, alcuna potestà pubblica di concessione o riconoscimento nobiliare. Le sue classificazioni hanno natura storica, genealogica, araldica ed editoriale e sono il risultato dell’esame critico delle fonti e dell’applicazione dei criteri compilativi dell’opera.

IV. I provvedimenti di Umberto II e lo studio delle prerogative dinastiche
Fra i settori nei quali le ricerche per la presente edizione hanno prodotto nuove acquisizioni spicca la ricostruzione dei provvedimenti nobiliari e araldici di S.M. Umberto II successivi al 2 giugno 1946.
Sin dalla XXVIII edizione ho dedicato attenzione costante a questo complesso insieme di documenti, inizialmente noti soprattutto attraverso le pubblicazioni del Corpo della Nobiltà Italiana.
Il materiale raccolto ha permesso di trasformare un elenco prevalentemente cronologico in un repertorio ordinato alfabeticamente, corredato, per quanto possibile, di informazioni genealogiche, anagrafiche e araldiche sui beneficiari.
Le ricerche successive hanno consentito di individuare nuove fonti, confrontare registrazioni discordanti e correggere errori di trascrizione, datazione e identificazione personale.

Secondo gli elenchi esaminati, l’insieme dei provvedimenti nobiliari e araldici di Umberto II comprende circa quattrocentosessanta atti, dei quali approssimativamente trecentottanta emanati fra la caduta del Regno d’Italia e la morte del Sovrano. Il loro studio mostra quanto sia necessario distinguere le concessioni nobiliari dai riconoscimenti, dalle rinnovazioni di titoli e dai provvedimenti di contenuto esclusivamente araldico. Quest’ultima distinzione è stata decisiva nella sistemazione delle schede: un provvedimento relativo alla concessione o al riconoscimento di uno stemma, non accompagnato da effetti propriamente nobiliari, non può essere equiparato a una concessione di nobiltà. I provvedimenti esclusivamente araldici sono perciò riportati nella Parte V, in una categoria propria, contraddistinta dallo stesso simbolo u adottato nella sezione umbertina della Parte III.

Il lavoro di ricostruzione si è avvalso delle ricerche e delle testimonianze raccolte nel corso degli anni grazie alla collaborazione di autorevoli studiosi, fra i quali desidero ricordare Don Gabrio Luigi Visconti di San Vito, marchese di San Vito, e il marchese Antonio Toraldo, patrizio di Tropea, il cui contributo resta fondamentale per la conoscenza e l’interpretazione dei provvedimenti umbertini. La presente edizione affronta inoltre il problema, distinto e di notevole interesse storico-giuridico, della sorte della prerogativa dopo la morte di Umberto II, avvenuta a Ginevra il 18 marzo 1983. Sulla base delle leggi dinastiche di Casa Savoia e della dottrina, l’Annuario accoglie la tesi che la riconosce ai suoi successori nella qualità di Capo della Real Casa: nella sezione umbertina della Parte III sono perciò annotati anche i provvedimenti nobiliari e dinastici di S.A.R. Amedeo e di S.A.R. Aimone di Savoia, contraddistinti dai simboli am e ai. Il fondamento di questa scelta, la natura giuridica dei provvedimenti umbertini e le fonti che li documentano sono esposti nell’introduzione a quella sezione. Resta fermo che tali provvedimenti, come ogni altro titolo nobiliare, non hanno rilevanza nell’ordinamento della Repubblica.



V. La revisione dei criteri relativi agli Ordini cavallereschi
Un settore nel quale la XXXIV edizione introduce importanti precisazioni riguarda i rapporti fra ammissione cavalleresca, riconoscimento di nobiltà preesistente, concessione nobiliare e possesso di uno stemma. La materia è complessa per la pluralità degli ordinamenti cavallereschi e per le diverse prerogative attribuite ai rispettivi Gran Maestri. L’ammissione in una classe tradizionalmente riservata alla nobiltà non produce sempre i medesimi effetti. In alcuni casi presuppone l’approvazione di un processo genealogico-nobiliare e attesta la condizione già posseduta dal beneficiario; in altri rappresenta una dispensa dalle prove ordinariamente richieste; in altri ancora, quando la disciplina applicabile lo consente, può costituire una dignità personale o ereditaria. La distinzione è essenziale per le ammissioni disposte motu proprio, nelle quali l’esenzione dalle prove non basta, da sola, a stabilire la natura e l’eventuale trasmissibilità degli effetti del provvedimento. Altrettanto necessario è distinguere il conferimento di un’onorificenza dall’esistenza di un autonomo provvedimento araldico emanato nell’ambito dell’Ordine.
La semplice appartenenza a un’istituzione cavalleresca, il possesso delle relative insegne o l’esposizione di uno stemma in un armoriale o in una cappella non provano necessariamente una nobiltà ereditaria, né equivalgono automaticamente a una concessione di stemma. Ne deriva un più rigoroso coordinamento fra la Parte III cavalleresca e la Parte V, con il riesame, fra gli altri, dei criteri relativi all’Ordine dei Serafini di Svezia, all’Ordine dell’Elefante di Danimarca e alla Gran Croce dell’Ordine del Dannebrog.
Per tali istituzioni occorre distinguere il valore storico e personale della dignità cavalleresca, l’eventuale tradizione di rappresentazione ufficiale degli stemmi e l’esistenza di un provvedimento araldico idoneo a fondare la pubblicazione nell’Annuario. Tale distinzione consente di superare le precedenti interpretazioni circa gli effetti nobilitanti ereditari di determinati conferimenti.La riclassificazione non deriva da un giudizio negativo sull’importanza delle onorificenze o sulla legittimità dei conferimenti, ma dall’esigenza di attribuire a ciascuna fonte il valore che le compete. Il trasferimento dalla Parte III alla Parte V non è, quindi, automatico: presuppone la dimostrazione di un titolo araldico autonomamente valido e, quando necessario, della sua spettanza ai discendenti.
Uguale attenzione è stata riservata alle fondazioni di commende familiari e alle concessioni nobiliari delle Case sovrane o già sovrane, le cui conseguenze vanno esaminate in relazione alla competenza dell’autorità concedente, alla disciplina dell’istituzione e alla natura personale o ereditaria degli effetti attribuiti.
È stato inoltre necessario approfondire la distinzione fra Ordini di collazione diretta, di subcollazione propria o derivata e di subcollazione impropria, evitando di attribuire indistintamente a tutti i conferimenti la medesima origine e la medesima efficacia. Le questioni relative al Sovrano Militare Ordine di Malta, in particolare le ammissioni nelle categorie nobiliari e i provvedimenti di grazia magistrale successivi al 1798, sono oggetto di uno specifico approfondimento storico-giuridico. La distinzione fra «Malta storica» e «Malta corrente», il valore dei processi di ricezione, il significato delle ammissioni motu proprio e la rilevanza delle concessioni esclusivamente araldiche richiedono un esame rigoroso delle fonti interne dell’Ordine e delle loro successioni normative.
Le ricerche più recenti su questa materia, illustrate anche nel mio studio La grazia del Gran Maestro. Concessioni araldiche, ammissioni motu proprio e il problema della continuità della fons honorum nell’Ordine di Malta, pubblicato nell’ottobre 2026, hanno posto le basi per ulteriori precisazioni dei criteri compilativi, che saranno applicate a partire dalla XXXV edizione.
In vista della stessa edizione è stata programmata una revisione generale dei criteri relativi alle famiglie pubblicate esclusivamente in ragione dell’ammissione di loro componenti nelle categorie nobiliari del ramo alfonsino del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, con riguardo alla disponibilità di autonome e sufficienti prove genealogico-nobiliari.

VI. La riscoperta delle famiglie di nobiltà generosa

Nel corso della seconda serie la Parte IV ha assunto un peso crescente nella ricostruzione delle famiglie nobili degli antichi Stati italiani che non ottennero, o non richiesero, un successivo riconoscimento da parte del Regno d’Italia.
La pluralità degli ordinamenti anteriori all’unificazione impedisce di considerare la nobiltà italiana come una realtà storicamente uniforme. Accanto alla nobiltà titolata per concessione sovrana esistevano patriziati, nobiltà civiche, corpi cittadini a ceto chiuso e altre forme di distinzione disciplinate da statuti e consuetudini diversi.
La mancata iscrizione negli Elenchi ufficiali del Regno non prova, pertanto, l’inesistenza di una condizione nobiliare riconosciuta in un altro ordinamento. Per contro, l’appartenenza genealogica a una famiglia storicamente nobile non dimostra automaticamente la spettanza di titoli e prerogative a ogni suo ramo. Occorre sempre accertare la natura del titolo originario, le norme che ne disciplinavano la trasmissione e la continuità della discendenza.
Le ricerche degli ultimi anni hanno permesso di recuperare posizioni familiari delle quali si era talvolta perduta ogni consapevolezza all’interno delle stesse discendenze. Per descrivere questo fenomeno è stata adottata, in senso esclusivamente storico, l’espressione «condizione gentilizia quiescente»: una condizione nobiliare, patriziale o gentilizia storicamente documentabile, la cui memoria e la cui espressione sociale si siano progressivamente attenuate o del tutto perdute. Non si tratta di una categoria giuridica autonoma, né di una nobiltà sospesa e riattivabile mediante una ricerca genealogica, ma di una situazione nella quale la documentazione storica conserva testimonianza di una condizione ormai estranea alla consapevolezza dei discendenti.
La riscoperta di atti notarili, registrazioni civiche, diplomi e documentazione genealogica può modificare profondamente la storia di una famiglia, come mostrano alcuni casi pubblicati nella Parte IV. Gli Abenante e gli Alchimia conservano nella documentazione storica testimonianze della nobiltà acquisita o riconosciuta negli antichi ordinamenti dell’Italia meridionale; i de Capitani da Vimercate sono invece un caso esemplare di condizione gentilizia quiescente: un ramo che, pur discendendo da una stirpe di antica nobiltà, ha perduto nei secoli anche il ricordo delle proprie origini. Lo stesso processo di verifica può tuttavia condurre a esiti diversi. Gli Arcelli, i Grattoni d’Arcano e gli Alimena sono stati trasferiti dalla Parte IV alla Parte II in seguito a nuove acquisizioni genealogiche e documentarie; alcune famiglie sono state ricollocate nella Parte III per effetto di successive ammissioni in Ordini cavallereschi, mentre in altri casi è stata necessaria una diversa classificazione o la soppressione di attribuzioni non sufficientemente documentate. Anche una memoria familiare ininterrotta non garantisce l’esattezza di ogni tradizione: gli a Prato di Segonzano, che conservarono una continuità documentaria pressoché completa, videro formarsi nell’Ottocento ipotesi genealogiche poi escluse o rimaste prive di riscontro. L’obiettivo della ricerca non è dunque accrescere artificialmente il numero delle famiglie nobili, ma ricostruirne con maggiore precisione le condizioni storiche, distinguendo quanto risulta provato da quanto appartiene alla tradizione o all’interpretazione.

VII. La nuova sistemazione della Parte V e il valore dei provvedimenti araldici
Fra le innovazioni più significative della XXXIV edizione figura la sistemazione organica dei criteri della Parte V, destinata alle famiglie notabili italiane storicamente in possesso di stemma, a quelle di distinta civiltà e alle famiglie beneficiarie di riconoscimenti, concessioni o attestazioni araldiche.
Fin dall’inizio della seconda serie questa Parte è stata concepita per documentare realtà familiari che, pur non rientrando necessariamente nelle categorie propriamente nobiliari, presentano una storia araldica e sociale meritevole di essere conservata. La società italiana d’Antico Regime conobbe infatti molteplici forme di distinzione fra nobiltà, patriziato, ceto civile e notabilato, non sempre riconducibili a categorie uniformi.
L’antico possesso di uno stemma, l’esercizio di magistrature e uffici pubblici, la fondazione di cappelle gentilizie, i monumenti funerari, la consistenza patrimoniale e le alleanze matrimoniali sono testimonianze importanti della posizione sociale delle famiglie, ma non equivalgono, considerate isolatamente, alla prova di una nobiltà ereditaria.
Le ricerche sui fascicoli degli stemmi di cittadinanza riconosciuti durante il Regno d’Italia, conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato, hanno consentito di approfondire questo settore.
Desidero ricordare, a tale riguardo, il contributo della dottoressa Giovanna Arcangeli, già responsabile della Sezione araldica dell’Archivio Centrale dello Stato, membro del Comitato Scientifico dell’Annuario e insignita della sua Medaglia d’Oro. L’esame di quei fascicoli ha permesso di recuperare famiglie che, pur avendo ottenuto riconoscimenti araldici ufficiali, non avevano trovato adeguata rappresentazione nei repertori genealogici.
Le istruttorie mostrano la varietà delle prove allora considerate: una testimonianza araldica in una cappella gentilizia documentata già nel 1591 per i Calenda, la documentazione catastale seicentesca per gli Astrua, i diplomi settecenteschi per i Ballardini, la consistenza patrimoniale e le alleanze matrimoniali con i Borromeo per i Bazzero Mattei, l’attività imprenditoriale nella produzione dei pallini di piombo e le iniziative filantropiche per i Cavalleroni. Nessuno di questi elementi attribuisce una qualità nobiliare; insieme, documentano ciò che l’ordinamento e la società del tempo consideravano per riconoscere uno stemma di cittadinanza.
La XXXIV edizione conserva i tradizionali criteri fondati sull’accertamento dell’antico possesso dello stemma e di una condizione di distinta civiltà, ma distingue con maggiore precisione tale fattispecie dalle concessioni e dai riconoscimenti araldici emanati da autorità competenti. Viene così attribuita autonoma rilevanza compilativa a determinati provvedimenti di creazione, concessione, conferma o riconoscimento di stemmi emanati da legittimi fontes honorum, regnanti o non regnanti, nonché da autorità araldiche pubbliche competenti, secondo le rispettive attribuzioni e nei limiti dei criteri previsti dall’opera. Quando il provvedimento abbia natura costitutiva, esso può rappresentare il titolo primordiale del possesso araldico, senza necessità di dimostrare una precedente e plurisecolare tradizione familiare nell’uso dello stemma. Diversa è la posizione degli atti di conferma, riconoscimento o registrazione, dei quali occorre verificare i presupposti, il contenuto e gli effetti secondo l’ordinamento di provenienza.
La distinzione è essenziale: un conto è accertare o documentare il possesso di un’arma preesistente, altro è attribuire originariamente uno stemma mediante un provvedimento emanato nell’esercizio di una legittima potestà araldica. La presente edizione affronta altresì il valore delle concessioni e dei riconoscimenti delle autorità araldiche straniere. Fra queste assumono rilievo il College of Arms di Londra, competente per l’Inghilterra, il Galles e l’Irlanda del Nord, e la Court of the Lord Lyon di Edimburgo, competente per la Scozia. Le loro concessioni originarie, emanate nell’esercizio della prerogativa araldica della Corona britannica, sono riconosciute quali titoli primordiali autonomi e sufficienti per l’ammissione nella Parte V, comprese le armi onorarie concesse dal College a cittadini di Stati estranei alla Corona; per il Lord Lyon rileva la giurisdizione secondo il diritto araldico scozzese.
Per contro, la provenienza di una concessione, di una certificazione o di una registrazione da un ufficio pubblico straniero non costituisce di per sé titolo sufficiente per la pubblicazione: occorre considerare la fonte delle competenze dell’ufficio, la natura del singolo atto e le prove sulle quali si fonda. Per questa ragione non sono considerati titoli autonomi di inserimento i provvedimenti del Bureau of Heraldry della Repubblica del Sudafrica, del Cronista de Armas de Castilla y León, della Commissione regionale araldica di Sverdlovsk e dell’Office of the Chief Herald of Arms of Malta, uffici le cui attribuzioni discendono da un ordinamento statale o regionale e non da una prerogativa araldica dinastica. Tali provvedimenti possono essere menzionati soltanto, come notizia accessoria, nelle schede di famiglie ammesse ad altro titolo, contrassegnate dal segno contrassegnate dal segno ⛊. Le concessioni e le conferme del Chief Herald of Ireland, storicamente collegato all’Ulster King of Arms, sono invece valutate secondo la loro effettiva natura. Un regime particolare, fondato sul protocollo d’intesa sottoscritto nel 2021 con il Cronista Re d’Armi della Repubblica di El Salvador, riguarda le certificazioni di quell’ufficio: esse non costituiscono titolo autonomo di ammissione, ma, per le famiglie pubblicate in forza di altri titoli, i titoli, i trattamenti e gli stemmi indicati nella scheda sono conformi a quanto in esse attestato, secondo le modalità indicate nell’introduzione alla Parte V. Un’ulteriore innovazione riguarda la classificazione dei provvedimenti esclusivamente araldici di Re Umberto II e dei suoi successori dinastici, della Casa di Borbone-Parma, dei depositi ufficiali di stemmi presso la Cancelleria dell’Ordine al Merito sotto il titolo di San Lodovico e delle concessioni araldiche del Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, ai quali sono ora riservate categorie proprie.
Di notevole interesse è la documentazione relativa ai depositi di stemmi effettuati anche da insigniti delle classi inferiori dell’Ordine di San Lodovico, la cui esistenza è stata confermata alla Direzione nel maggio 2025 dal nobile Guido Agosti, archivista dell’Ordine e membro del Comitato Scientifico. Tali depositi, quando ne siano documentate l’esistenza e la riferibilità al beneficiario, costituiscono titolo primordiale di possesso araldico, distinto dalla nobiltà personale che gli statuti dell’Ordine attribuivano ai cavalieri di prima e seconda classe. La XXXIV edizione introduce inoltre una specifica categoria per i provvedimenti araldici ufficiali emanati nell’ambito degli Ordini cavallereschi sovrani e dinastici. Anche qui l’elemento determinante non è la raffigurazione dello stemma in un armoriale o in una cappella, ma l’esistenza di un provvedimento qualificato di concessione, approvazione o registrazione. La nuova sistemazione della Parte V si è giovata anche delle indagini storico-giuridiche condotte per la preparazione del Royal Almanach sulla natura, l’origine e i limiti delle prerogative onorifiche e araldiche delle Case già sovrane. Tali ricerche, illustrate più avanti, hanno contribuito a precisare la distinzione fra la qualità dinastica di una Casa, la legittimazione del suo Capo a esercitare determinate prerogative e gli effetti dei singoli provvedimenti. Le categorie della Parte V sono ora dieci, contraddistinte da altrettanti simboli e disposte nella legenda secondo un ordine convenzionale di precedenza, che non costituisce una graduatoria di nobiltà, di antichità o di prestigio; vi si aggiunge il segno accessorio ⛊, che non costituisce categoria autonoma. In questo modo la Parte V consente di documentare un insieme più ampio e articolato di tradizioni araldiche, mantenendo distinta la legittimazione al possesso di uno stemma dalla prova di una condizione nobiliare.

VIII. L’autonomia della ricerca e la responsabilità della classificazione
Le innovazioni introdotte in questa edizione nascono da una convinzione maturata in oltre un quarto di secolo di direzione dell’Annuario: un repertorio genealogico-nobiliare conserva il proprio valore scientifico soltanto se è disposto a verificare continuamente le informazioni pubblicate e, quando necessario, a modificare le proprie conclusioni.
La permanenza di una famiglia in una determinata Parte non costituisce una presunzione assoluta di correttezza della classificazione originaria.
Nuove fonti, documenti prima sconosciuti, ricostruzioni genealogiche più accurate o una diversa interpretazione delle disposizioni storicamente applicabili possono giustificare integrazioni, rettifiche, trasferimenti e, nei casi necessari, soppressioni. Analogamente, il fatto che una famiglia non sia mai stata pubblicata non implica l’assenza dei requisiti richiesti: molte posizioni vengono individuate soltanto dopo lunghe ricerche o grazie alla collaborazione degli interessati e degli studiosi. La classificazione è dunque il risultato di una valutazione documentaria, soggetta ai limiti delle fonti disponibili e sempre suscettibile di ulteriori approfondimenti.
In questo lavoro ha un ruolo centrale il Comitato Scientifico, al quale compete l’esame delle prove genealogiche, nobiliari e araldiche sottoposte alla Redazione. Diplomi, certificazioni, attestazioni cavalleresche e provvedimenti di autorità diverse richiedono un’attenta verifica della loro autenticità, della competenza dell’organo emanante, della natura dell’atto e della sua riferibilità ai soggetti interessati. La validità di un provvedimento nell’ordinamento che lo ha prodotto, la sua eventuale efficacia giuridica e il suo valore ai fini della classificazione nell’Annuario non sono necessariamente questioni coincidenti. Tenere distinti questi piani consente di evitare interpretazioni estensive ingiustificate e di preservare il carattere storico-documentario dell’opera.L’Annuario non ha il compito di attribuire qualificazioni sociali o di conferire prestigio alle famiglie pubblicate. La sua funzione è ricostruirne, nei limiti consentiti dalle fonti, le vicende genealogiche, araldiche e storico-nobiliari.Per farlo, l’opera deve essere libera da condizionamenti. L’Annuario non ha mai chiesto finanziamenti pubblici, pur avendone titolo per legge, e non dipende da associazioni o enti privati. È una scelta che intende mantenere, perché garantisce l’indipendenza e la serenità dei suoi giudizi.

IX. Le nuove attività editoriali, il Museo Araldico Italiano e la diffusione degli studi

Accanto alla compilazione della presente edizione, negli ultimi anni ho curato il rinnovamento degli strumenti di comunicazione, la diffusione dei risultati delle ricerche e l’avvio di nuovi progetti culturali ed editoriali, che ampliano l’ambito geografico e scientifico del lavoro avviato con l’Annuario.
Nell’agosto 2026 è stato inaugurato il nuovo sito internet dell’Annuario. Sono riprese, inoltre, le pubblicazioni del suo blog, dedicato a studi, documenti e approfondimenti su storia dinastica, diritto nobiliare, Ordini cavallereschi e araldica. I contributi del 2026 hanno riguardato, fra l’altro, la linea toscana degli Asburgo-Lorena dopo la cessazione del Granducato, la natura delle prerogative dinastiche, il valore delle prove di nobiltà e i provvedimenti magistrali del Sovrano Militare Ordine di Malta. La pubblicazione digitale affianca così il repertorio periodico, accogliendo ricerche che, per estensione o caratteristiche, non trovano collocazione nelle schede genealogiche. Nel 2026 è stato costituito, nell’ambito della Nuova Accademia Araldica Giovan Battista di Crollalanza, da me presieduta, il Comitato per la Fondazione del Museo Araldico Italiano.


Il progetto nasce dalla consapevolezza della ricchezza e, insieme, della fragilità del patrimonio araldico italiano: stemmari manoscritti, sigilli, alberi genealogici, diplomi, lettere patenti, incisioni, ex libris e archivi familiari sono spesso conservati in raccolte private, frutto del lavoro di una vita, che la scomparsa dei proprietari o il passaggio da una generazione all’altra possono smembrare o disperdere definitivamente. Il Comitato si propone di raccogliere, salvaguardare, catalogare, studiare e valorizzare queste testimonianze, dando vita non soltanto a uno spazio espositivo, ma a un centro permanente di conservazione e ricerca, con una biblioteca specialistica, un archivio documentario e iconografico e raccolte aperte alla consultazione.
Grande attenzione sarà riservata alla digitalizzazione e all’acquisizione di fondi documentari e bibliografici, preservandone, quando possibile, l’unità originaria, che è parte integrante del loro valore scientifico. Il futuro Museo sarà così complementare all’Annuario: alla pubblicazione dei risultati della ricerca si affiancherà la conservazione materiale delle fonti da cui essa nasce. Sono inoltre in corso di realizzazione tre nuovi repertori genealogico-nobiliari, che ho ideato e dirigo, dedicati al Principato del Liechtenstein, al Principato di Monaco e alla Repubblica di San Marino. Concepiti come pubblicazioni autonome, nascono dall’esperienza maturata nella direzione dell’Annuario e saranno compilati tenendo conto delle specificità storiche, dinastiche e normative dei rispettivi ordinamenti. Le prime edizioni sono previste nel 2027; le successive avranno cadenza quinquennale.
A questi si aggiungono tre ulteriori Annuari in preparazione, anch’essi a mia cura. L’Annuario della Nobiltà pontificia e l’Annuario della Nobiltà maltese nasceranno dallo scorporo delle rispettive sezioni oggi comprese nella Parte III dell’Annuario della Nobiltà italiana, che potranno così svilupparsi in opere autonome. L’Annuario della Nobiltà giapponese sarà invece il primo repertorio moderno della nobiltà del Giappone in edizione bilingue, giapponese e inglese. Le opere esistenti in materia sono infatti soltanto in lingua giapponese, non vengono aggiornate da molti anni e seguono un’impostazione espositiva molto diversa da quella adottata negli Annuari da me diretti. Un progetto editoriale di respiro ancora più ampio è rappresentato dal nuovo Royal Almanach, da me ideato nell’ambito degli studi di diritto dinastico comparato e delle attività della Societas Internationalis Studiorum Dynasticorum. L’opera, concepita quale repertorio internazionale delle Case Reali e principesche regnanti e già sovrane, sarà articolata in cinque volumi, ciascuno dedicato a un continente, con periodicità quinquennale.


Il primo, dedicato alle Case Reali europee, è in avanzata fase di preparazione. Alla sua realizzazione è strettamente connessa la preparazione di un mio trattato di diritto dinastico, concepito con l’ambizione di colmare una lacuna secolare nella letteratura scientifica dedicata a questa disciplina e destinato a fornire il fondamento teorico, giuridico e metodologico dell’intero progetto. L’opera ricostruirà le discendenze alla luce delle rispettive leggi dinastiche, distinguendo la semplice discendenza genealogica dall’effettiva appartenenza alla Dinastia e dalla titolarità di titoli, trattamenti e prerogative. Nel preparare il Royal Almanach ho condotto due indagini di carattere generale. La prima riguarda la mediatizzazione di numerose Case principesche e comitali dell’area germanica, che, soprattutto con i riordinamenti territoriali del 1803–1806, perdettero l’immediatezza imperiale e la potestà territoriale, mentre gli stessi riordinamenti portarono altre Case alla piena sovranità. Ne sono derivati strumenti originali di classificazione comparativa, fra i quali una specifica gerarchia mediatizzatoria, che tengono distinte condizioni storicamente connesse ma non coincidenti: l’antica immediatezza imperiale, la successiva condizione di Standesherren e l’Ebenbürtigkeit, ossia l’eguaglianza di nascita dinasticamente rilevante, garantita a determinate Case dall’articolo 14 dell’Atto federale tedesco dell’8 giugno 1815. Lo scopo non è attribuire titoli o modificare qualificazioni storicamente riconosciute, ma rendere confrontabili, secondo criteri espliciti e verificabili, situazioni che i tradizionali almanacchi dinastici hanno spesso ricondotto a categorie generali. La seconda riguarda le prerogative dei fontes honorum non regnanti, ossia la possibile sopravvivenza, dopo la perdita della sovranità territoriale, delle potestà dinastiche, nobiliari, cavalleresche e araldiche tradizionalmente esercitate dai Capi delle Case sovrane. La perdita del Trono non consente, di per sé, di affermare né la sopravvivenza integrale né l’estinzione automatica di ogni prerogativa: la posizione di ciascuna Casa va ricostruita attraverso l’esame del suo ordinamento e della sequenza degli atti intervenuti, dalle rinunce alle deposizioni e alle abdicazioni, distinguendo la continuità dinastica dall’eventuale permanenza di specifiche facoltà onorifiche.
I risultati di queste indagini hanno già trovato applicazione nella revisione dei criteri dell’Annuario, soprattutto nella valutazione dei provvedimenti nobiliari, cavallereschi e araldici emanati dai Capi delle Case già sovrane.
Si è così instaurato un rapporto di reciproco arricchimento: lo studio comparato degli ordinamenti dinastici ha contribuito a perfezionare la classificazione delle famiglie italiane, mentre l’esperienza maturata nella compilazione dell’Annuario ha fornito al Royal Almanach un vasto patrimonio documentario e metodologico. Le controversie successorie saranno esaminate attraverso il confronto delle fonti e delle diverse interpretazioni storico-giuridiche, senza attribuire alla pubblicazione funzioni di riconoscimento o di legittimazione dinastica.

X. Un ricordo dei collaboratori scomparsi
Ogni nuova edizione dell’Annuario è anche l’occasione per ricordare coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione e che, nel frattempo, sono venuti a mancare. In oltre trent’anni di attività editoriale ho conosciuto studiosi, archivisti, genealogisti, araldisti e cultori della storia nobiliare che hanno messo generosamente a disposizione dell’opera competenze, documenti e risultati delle proprie ricerche. A molti di loro si devono informazioni difficilmente recuperabili attraverso le sole fonti a stampa, oltre a testimonianze personali e documentarie preziose per la ricostruzione delle vicende familiari. Fra loro desidero ricordare Mario Gregorio (1956–2023), membro del Comitato Scientifico dell’Annuario, genealogista appassionato e instancabile, che per lunghi anni prestò all’opera una collaborazione assidua e preziosa. Il suo impegno nella ricerca, proseguito con straordinaria dedizione anche durante la grave malattia che lo aveva colpito, resta una testimonianza esemplare della serietà con la quale interpretò il proprio lavoro di studioso.
La sua scomparsa ha privato l’Annuario non soltanto di un collaboratore competente, ma di una persona profondamente legata all’opera. Un pensiero di gratitudine va altresì a tutti i consultori e collaboratori scomparsi nel corso degli anni, le cui ricerche continuano a vivere nelle pagine delle successive edizioni. La storia dell’Annuario non è fatta soltanto di volumi, ma di rapporti umani, di collaborazioni durature e di un patrimonio di conoscenze tramandato da una generazione di studiosi all’altra. Proprio il ricordo di chi ha dedicato alla ricerca una parte importante della propria vita dà un ulteriore significato al progetto del Museo Araldico Italiano: anche gli archivi, le biblioteche e i materiali raccolti dagli studiosi meritano di essere conservati e di continuare a servire le generazioni successive.

XI. Ringraziamenti
La realizzazione di questa XXXIV edizione ha richiesto un lavoro particolarmente impegnativo di raccolta, confronto e verifica delle informazioni genealogiche, araldiche e storico-nobiliari.
Desidero perciò esprimere la mia gratitudine ai componenti del Comitato Scientifico, ai consultori, ai corrispondenti e a tutti coloro che, in modi diversi, hanno contribuito all’aggiornamento dell’opera. Un sentito ringraziamento va agli archivisti e ai responsabili degli istituti di conservazione, pubblici e privati, che hanno agevolato l’accesso alle fonti e la consultazione dei documenti. Sono ugualmente riconoscente alle famiglie che hanno fornito documentazione genealogica, atti anagrafici, diplomi, testimonianze araldiche e notizie familiari, consentendo di integrare e rettificare numerose schede. Ciascuna delle opere che dirigo dispone di un proprio Comitato Scientifico, sotto il mio coordinamento. Motivo di vera soddisfazione è il progressivo ingresso, in questi Comitati, di una nuova generazione di studiosi. A questo rinnovamento ha contribuito in misura significativa la mia attività didattica di professore di Scienze ausiliarie della storia, con particolare riferimento all’araldica, alla genealogia, alla sigillografia e al diritto nobiliare e dinastico, presso le Scuole di Archivistica, Paleografia e Diplomatica degli Archivi di Stato di Milano e di Parma, istituti di formazione specialistica postuniversitaria del Ministero della Cultura.
A questi incarichi si affiancano gli insegnamenti tenuti come docente presso alcuni atenei e istituti di perfezionamento. L’insegnamento mi ha offerto l’opportunità di conoscere giovani studiosi preparati e motivati, dei quali ho potuto apprezzare direttamente la serietà, le capacità di indagine e l’interesse per le fonti. Alcuni di essi hanno accolto il mio invito a entrare nei Comitati Scientifici delle diverse opere, portandovi competenze, entusiasmo e nuove prospettive di ricerca. Il loro coinvolgimento non risponde soltanto all’esigenza di ampliare e rinnovare la rete dei collaboratori, ma è una scelta consapevole, volta ad assicurare la continuità scientifica ed editoriale delle opere avviate. Sono infatti convinto che il futuro degli studi genealogici, araldici e storico-nobiliari dipenda dalla capacità di trasmettere alle nuove generazioni non soltanto conoscenze e strumenti di ricerca, ma soprattutto il metodo critico, il rispetto delle fonti e il senso di responsabilità che devono accompagnare ogni seria indagine storica.
In questi giovani consultori ripongo una speranza concreta per il futuro dell’Annuario e degli altri progetti intrapresi: la loro presenza è la premessa perché il patrimonio di conoscenze, documenti ed esperienze accumulato negli anni non resti legato soltanto a chi lo ha raccolto, ma possa essere conservato, sviluppato e trasmesso.
Ai collaboratori che hanno contribuito alla preparazione dei testi, alla verifica dei dati, alla raccolta delle immagini e alla complessa attività redazionale va il mio più sincero ringraziamento. Un’opera delle dimensioni e della complessità dell’Annuario non potrebbe essere realizzata senza la convergenza di competenze diverse e senza un costante lavoro di coordinamento. La responsabilità scientifica ed editoriale delle scelte operate resta naturalmente della Direzione.

XII. Verso la XXXV edizione (2027–2030): trent’anni di direzione e un’edizione monumentale

La XXXIV edizione è il risultato di un lungo lavoro di aggiornamento e, insieme, una tappa significativa nell’evoluzione della seconda serie. Le ricerche di questi anni hanno permesso di consolidare i criteri scientifici dell’opera, approfondire questioni storico-giuridiche complesse e predisporre sviluppi destinati a trovare compiuta attuazione nelle edizioni successive. La XXXV edizione (2027-2030) coinciderà con il compimento del trentennio della mia direzione dell’Annuario della Nobiltà Italiana. Per celebrare questa ricorrenza e dare adeguato sviluppo al lavoro avviato alla fine del secolo scorso, essa sarà realizzata in forma monumentale, in quattro volumi, che accoglieranno un ulteriore ampliamento delle ricerche genealogiche, araldiche, storico-nobiliari e dinastiche. La nuova articolazione consentirà di sviluppare in modo più organico le diverse sezioni dell’opera, accogliendo nuove acquisizioni documentarie, approfondimenti specialistici e ulteriori precisazioni dei criteri di classificazione. Quando, alla fine del 1998, vennero definiti i criteri fondamentali della seconda serie, l’obiettivo era restituire continuità e solidità scientifica a una pubblicazione che apparteneva da oltre un secolo alla tradizione degli studi genealogico-nobiliari italiani. A distanza di quasi trent’anni, quel progetto ha assunto dimensioni che ne confermano la vitalità, ma che impongono anche una responsabilità crescente nella verifica delle fonti, nell’aggiornamento delle genealogie e nell’interpretazione delle testimonianze storiche.
I nuovi Annuari, la preparazione del Royal Almanach, con gli studi comparativi sulle Dinastie europee che l’accompagnano, il trattato di diritto dinastico e il progetto del Museo Araldico Italiano costituiscono sviluppi distinti di un medesimo programma scientifico e culturale, nel quale ricerca documentaria, elaborazione metodologica, conservazione delle fonti e pubblicazione concorrono a un obiettivo comune.
La continuità di queste iniziative dipenderà, come ho ricordato, dalla nuova generazione di studiosi che si sta formando. Prepararla è, a mio giudizio, una responsabilità non meno importante della realizzazione delle opere stesse.
La storia delle famiglie italiane, come quella delle Dinastie europee e delle altre Case sovrane del mondo, non è un patrimonio immobile, consegnato una volta per tutte ai repertori del passato.
Essa continua a essere ricostruita attraverso l’apertura degli archivi, la scoperta di documenti, la revisione delle genealogie e il confronto fra tradizioni e testimonianze. È in questa prospettiva che intendo proseguire il lavoro avviato con la rinascita dell’Annuario: conservare e rendere accessibile una parte importante della memoria storica italiana e internazionale, senza rinunciare al rigore della ricerca e alla disponibilità a rivedere le conclusioni quando nuove fonti lo richiedano. La XXXIV edizione viene pertanto affidata agli studiosi e ai lettori non come un repertorio concluso, ma come il risultato delle conoscenze e delle verifiche oggi disponibili, nella consapevolezza che ogni serio lavoro storico resta, per sua natura, aperto a nuove acquisizioni.
In questa continuità fra conservazione della memoria, ricerca documentaria, elaborazione scientifica e formazione delle nuove generazioni di studiosi risiede la ragione più autentica della perdurante utilità dell’Annuario della Nobiltà Italiana.

Milano, 23 ottobre 2026
Biblioteca Nazionale Braidense
Sala manoscritti

Andrea Borella
direttore dell’Annuario della Nobiltà Italiana

Annuario della Nobiltà italiana
XXXIV edizione, 2021-2026

Annuario della Nobiltà italiana foundation trust
Teglio (Sondrio), ottobre 2026
pp. 3000 in cofanetto

ISSN 0393 – 6473
ISBN 978-88-94286120

iscrizione nel Registro Pubblico Generale delle opere protette 20 luglio 2005,
n° A028525 R.P.G. I, Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali –
Dipartimento per lo sport e lo Spettacolo,
servizio II Ufficio per il Diritto d’Autore

iscrizione nel registro della Stampa del Tribunale di Sondrio n. 347 – 11.07.05
(n. 32/05 mod. 17 cron. 1355) e successive variazioni

Redazione Annuario della Nobiltà Italiana

L’Annuario della Nobiltà Italiana, fondato nel 1872 per iniziativa di Giovan Battista di Crollalanza e rifondato nel 1998 con la seconda serie a cura di Andrea Borella, è il principale repertorio storico-genealogico dedicato alle famiglie Nobili, notabili e storiche italiane.

Torna su