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La Croce e l’Attestato di Benemerenza della Real Casa di Savoia: una nuova insegna nel solco della tradizione sabauda

L’atto istitutivo del 1° dicembre 2009

Il 1° dicembre 2009, a Castiglion Fibocchi, S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca di Savoia, Capo della Real Casa d’Italia, sottoscrisse un atto con il quale istituiva un riconoscimento denominato «Attestato di Benemerenza», destinato a coloro che si fossero particolarmente distinti nei servizi resi nei suoi riguardi attraverso attività di carattere collaborativo, culturale o sociale.[1]

Si tratta di un documento conciso, ma tutt’altro che generico. In poche disposizioni esso individua infatti la finalità del riconoscimento, stabilisce i requisiti per il conferimento, distingue due diverse forme dell’Attestato, prescrive la registrazione dei beneficiari in un apposito Albo e determina alcuni caratteri essenziali della medaglia prevista per la forma superiore della benemerenza.

L’atto dispone:

«In data odierna si istituisce il riconoscimento denominato “Attestato di Benemerenza”, da attribuirsi a persone particolarmente meritevoli nei servizi svolti nei nostri riguardi, siano essi di carattere collaborativo, culturale o sociale».

Atto istitutivo dell’Attestato di Benemerenza, sottoscritto da S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca di Savoia, a Castiglion Fibocchi il 1° dicembre 2009. Archivio della Real Casa di Savoia.

La formulazione permette di cogliere immediatamente la natura del riconoscimento. Non si tratta di un ordine cavalleresco, né di una decorazione destinata a premiare una specifica categoria professionale o un determinato genere di attività: è invece una benemerenza personale della Casa, concepita per riconoscere servizi e attività resi in ambiti diversi, accomunati dal rapporto con la persona del Capo della Casa e con le iniziative culturali, sociali o collaborative a essa collegate.

Le due forme dell’Attestato

L’atto distingue espressamente due modalità di conferimento.

L’Attestato «con medaglia» è destinato a coloro che abbiano maturato almeno dieci anni di fedele collaborazione e comunanza d’intenti; l’Attestato «semplice» è invece previsto per quanti, trovandosi nelle medesime condizioni di merito, abbiano svolto la propria attività per un periodo inferiore.

La distinzione non poggia dunque su una diversa natura del merito riconosciuto, bensì principalmente sulla durata del rapporto di collaborazione. Ciò che muta è la forma esteriore del riconoscimento: dopo almeno dieci anni all’Attestato si accompagna una medaglia; al di sotto di tale soglia viene rilasciato il solo documento.

È un particolare importante anche ai fini dell’interpretazione della successiva realizzazione dell’insegna: il testo del 2009 non istituisce infatti due differenti decorazioni né due classi di una medesima medaglia, ma due forme dell’Attestato, delle quali soltanto una è accompagnata da un’insegna.

L’atto stabilisce inoltre che tutti i destinatari siano iscritti in un apposito Albo conservato presso l’archivio della Casa e che gli Attestati vengano consegnati una volta all’anno in occasione di un incontro pubblico.

Pur nella brevità del testo, emerge pertanto una struttura sufficientemente precisa: individuazione dei requisiti, concessione del riconoscimento, registrazione formale del beneficiario e consegna pubblica periodica.

La medaglia prevista dall’atto

Particolare interesse riveste l’ultimo periodo del documento:

«La medaglia dell’Attestato sarà in bronzo, nominativa, ed il nastro di colore rosso amaranto con nodi Savoia in oro».

La disposizione individua quattro elementi che devono essere considerati vincolanti nella successiva realizzazione materiale dell’insegna: il bronzo, il suo carattere nominativo, il nastro rosso amaranto e la presenza su quest’ultimo dei nodi di Savoia in oro.

Il carattere nominativo comporta necessariamente l’individualizzazione di ciascun esemplare in rapporto al beneficiario. Una delle modalità più naturali per dare attuazione a tale prescrizione è costituita dall’incisione del nome sul verso, lasciando al recto la funzione propriamente emblematica e rappresentativa.

Su quest’ultimo punto, tuttavia, l’atto non fornisce indicazioni.

Non vengono prescritti né la forma della medaglia, né il soggetto del recto, né eventuali iscrizioni, corone, ghirlande o altri elementi accessori. Proprio questo spazio lasciato aperto dal documento consentì, nella successiva fase di elaborazione iconografica, di definire una soluzione che, senza modificare gli elementi già stabiliti nel 2009, inserisse l’insegna coerentemente nella tradizione decorativa sabauda.

Dalla «medaglia» all’insegna in forma di croce

L’elaborazione dell’insegna partì da un criterio preciso: creare una decorazione sobria, immediatamente riconoscibile come sabauda e tecnicamente semplice da realizzare, evitando al tempo stesso di riprodurre pedissequamente una decorazione storica già esistente.

Il riferimento prescelto fu costituito dalla prima tipologia dell’Ordine Militare di Savoia, istituito da Vittorio Emanuele I con Regie Patenti del 14 agosto 1815.[2]

Gli Statuti originari descrivevano infatti, tra le insegne dell’Ordine, una croce recante sulla faccia principale una croce bianca contornata di rosso, esplicitamente ricondotta alla croce d’argento in campo rosso della Real Casa di Savoia.[3]

Ordine Militare di Savoia: tipologia riconducibile alla tradizione dell’insegna istituita nel 1815. La croce bianca contornata di rosso costituisce uno dei precedenti iconografici richiamati nell’elaborazione della nuova benemerenza.

È precisamente questo nucleo formale — il bianco e il rosso, immediatamente associabili all’araldica dinastica quale evidente richiamo allo stemma della Casa Reale — a offrire il precedente storico più adatto.

Nella nuova benemerenza la «medaglia» prevista dall’atto del 2009 assunse pertanto la forma di una croce di Savoia bianca orlata di rosso, realizzata in bronzo, semplificata rispetto all’antica insegna militare e sospesa a una corona reale.

L’elaborazione progettuale trovò quindi concreta attuazione nella realizzazione dell’insegna, successivamente entrata nella prassi dei conferimenti della Real Casa.

Non si tratta, è bene sottolinearlo, di una riproduzione dell’Ordine Militare di Savoia, né della creazione di una sua derivazione, ma dell’utilizzazione di un linguaggio iconografico storicamente sabaudo per dare forma a una benemerenza completamente distinta e di moderna istituzione.

La distinzione è essenziale anche sotto il profilo storico-araldico: la continuità riguarda il repertorio simbolico, non l’identità giuridica delle decorazioni.

Un motivo ricorrente nella tradizione sabauda

L’adozione della croce sabauda quale elemento centrale di una decorazione trova, del resto, numerosi precedenti.

Particolarmente interessante, anche per la natura non propriamente cavalleresca di alcune di tali ricompense, è il caso del breve regno spagnolo di Sua Maestà Amedeo I di Savoia. Nel 1871 furono create in Spagna, fra le altre, la Croce dei Volontari della Libertà e la decorazione della Milizia cittadina, nelle quali ricorreva una croce di Savoia bianca inserita in una composizione più articolata.[4]

La documentazione relativa alla Croce dei Volontari della Libertà è particolarmente significativa: il Real decreto del 6 maggio 1871 la qualificava espressamente come condecorazione civile e ne prevedeva tre classi. Gli esemplari conosciuti presentano al centro proprio la croce bianca di Savoia, associata ad altri elementi simbolici.

Il precedente dimostra come la croce dinastica fosse suscettibile, già nell’Ottocento, di essere impiegata al di fuori della struttura dei grandi ordini cavallereschi, adattandosi a benemerenze e ricompense di diversa natura.

La scelta compiuta per l’Attestato del 2009 si inserisce quindi in una tradizione iconografica più ampia, caratterizzata dalla semplicità della forma, dall’immediata identificazione dinastica e dalla possibilità di adattamento a differenti categorie premiali.

Croce al Merito della Milizia Cittadina, istituita durante il regno di Amedeo I di Savoia in Spagna (1871–1873). La decorazione presenta al centro la croce bianca di Savoia sovrapposta a una croce rossa e circondata da rami d’alloro; sul rovescio compaiono le date «29 Setbre 1868» e «29 Enero 1871», rispettivamente riferite alla rivoluzione del settembre 1868 e al giuramento di fedeltà ad Amedeo I da parte della Milizia cittadina. Il modello apparteneva alle decorazioni civili destinate alla Milicia Ciudadana e ai Voluntarios de la Libertad.

Il nastro amaranto con i nodi di Savoia

Se la forma della croce appartiene alla successiva fase di elaborazione dell’insegna, il nastro costituisce invece un elemento stabilito direttamente dall’atto istitutivo.

Esso deve essere di colore rosso amaranto e ornato da nodi di Savoia in oro. Nella concreta realizzazione dell’insegna tali elementi sono disposti regolarmente sul fondo amaranto, conferendo al nastro una forte e immediata caratterizzazione dinastica.

Il nodo sabaudo è infatti uno degli emblemi storicamente più caratteristici della dinastia e la sua presenza permette di rendere l’insegna riconoscibile anche senza ricorrere a una composizione eccessivamente complessa.

L’atto del 2009 prescrive il colore del nastro e la presenza dei nodi, ma non ne determina il numero, le dimensioni, la distanza reciproca, il verso di disposizione o la tecnica con la quale debbano essere applicati.

Tali particolari appartengono pertanto alla fase esecutiva e sono stati definiti sulla base delle esigenze estetiche e tecniche della produzione, restando invariati i due elementi sostanziali prescritti: nastro amaranto e nodi sabaudi d’oro.

La corona reale

L’insegna è completata da una corona reale posta fra la croce e l’anello di sospensione.

La corona introduce un elemento di forte caratterizzazione dinastica e trova numerosi precedenti nella faleristica sabauda. Essa, tuttavia, non è menzionata nell’atto del 1° dicembre 2009 e deve pertanto essere considerata un elemento appartenente alla successiva elaborazione artistica dell’insegna.

Successivamente fu anche presa in considerazione l’ipotesi di differenziare le due forme mediante due varianti dell’insegna, una coronata e una priva di corona; quest’ultima, tuttavia, non è stata finora realizzata.

Una simile soluzione potrebbe risultare iconograficamente efficace qualora si intendesse in futuro trasformare le due forme dell’Attestato in altrettanti gradi dotati di insegna; ma ciò costituirebbe un’evoluzione della disciplina del 2009.

L’atto originario, infatti, è inequivoco nel prevedere la medaglia soltanto per l’Attestato conferito dopo almeno dieci anni di collaborazione, mentre per la forma semplice contempla il solo documento.

La distinzione è tutt’altro che secondaria: permette di ricostruire correttamente ciò che appartiene alla volontà istitutiva originaria e ciò che, invece, deriva dalla successiva elaborazione artistica e materiale del sistema premiale.

Una benemerenza distinta dagli ordini cavallereschi

La semplicità della concezione originaria rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’Attestato.

Il documento non utilizza il linguaggio degli ordini cavallereschi, non istituisce classi equestri, non attribuisce qualifiche personali né costruisce una complessa gerarchia di gradi. Il centro del sistema è costituito dal merito personale, dalla collaborazione e dalla continuità del servizio.

Anche sotto questo profilo la scelta di un’insegna semplice appare coerente con la natura del riconoscimento.

La croce richiama immediatamente Casa Savoia; il bronzo distingue materialmente la benemerenza dalle maggiori insegne degli Ordini dinastici; il nastro amaranto con i nodi d’oro le conferisce una forte riconoscibilità; la nominatività accentua infine il carattere personale della concessione.

L’insieme dà quindi forma a una decorazione moderna che utilizza consapevolmente il patrimonio simbolico della dinastia senza sovrapporsi, né sotto il profilo storico né sotto quello giuridico, alle istituzioni cavalleresche sabaude.

La prassi dei conferimenti

La distinzione fra le due forme dell’Attestato prevista nell’atto istitutivo non rimase una semplice formulazione teorica, ma trovò riscontro nella successiva prassi documentaria della Real Casa.

Un documento del 15 dicembre 2012 reca infatti la rubrica «Attestato di Benemerenza semplice», mentre in un documento datato San Rocco, 4 ottobre 2016, compare espressamente la formula «Attestato di Benemerenza con medaglia», contrapposta al semplice «Attestato di Benemerenza».

Nel documento del 4 ottobre 2016, gentilmente trasmessoci dalla Segreteria della Real Casa, sotto la rubrica «Attestato di Benemerenza con medaglia» risultano elencati, tra gli altri, Salvatore Bordonali, «per la lunga costante fedele attività in favore della Real Casa», e padre Marco Galdini de’ Galda, «Padre Cappuccino di elevate doti spirituali, morali e culturali sempre leale e devoto sostenitore della Real Casa».

Nella medesima pagina compare poi una seconda rubrica, semplicemente «Attestato di Benemerenza», nella quale figura, ad esempio, Maurizio Bettoja, già insignito della Medaglia della Fedeltà istituita da Re Umberto II e ricordato per il costante attaccamento alla causa monarchica e alla Famiglia Reale.

Analoga distinzione emerge dal documento del 15 dicembre 2012, nel quale, alla voce «Attestato di Benemerenza semplice», compaiono, fra gli altri, Pablo Dell’Osa, per un’opera dedicata alla valorizzazione della figura di S.A.R. il Principe Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, e il Prof. Mariano Torre, per il contributo recato attraverso le proprie pubblicazioni alla conoscenza della Dinastia e della sua storia.

Questa documentazione è particolarmente significativa perché conferma che la bipartizione prevista nell’atto istitutivo del 2009 entrò effettivamente nella prassi premiale della Casa. La distinzione fra Attestato semplice e Attestato con medaglia non costituisce pertanto una ricostruzione successiva, ma trova concreta attestazione nei documenti relativi ai conferimenti.

La realizzazione materiale dell’insegna in forma di croce completa tale processo, traducendo in una forma faleristica definita la «medaglia» già contemplata dall’atto originario.

Conclusioni

L’atto sottoscritto il 1° dicembre 2009 da S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia costituisce un piccolo ma significativo documento della moderna storia premiale di Casa Savoia.

Pur nella sua brevità, esso definisce con sufficiente precisione la finalità della benemerenza, distingue le due forme dell’Attestato, individua nella durata della collaborazione il criterio per l’attribuzione della medaglia, dispone la registrazione degli insigniti e determina alcuni caratteri materiali dell’insegna: bronzo, nominatività, nastro amaranto e nodi sabaudi d’oro.

Ciò che il documento non definisce è altrettanto significativo. La forma del recto e la configurazione generale della medaglia vennero lasciate aperte, consentendo una successiva elaborazione iconografica.

Da questo spazio nacque un’insegna in forma di croce sabauda bianca orlata di rosso, volutamente semplice e ispirata, senza riprodurla, alla prima tradizione dell’Ordine Militare di Savoia e, più in generale, a un motivo ricorrente nella faleristica dinastica dell’Ottocento.

La corona reale, non prevista nel documento originario, appartiene alla successiva definizione artistica dell’insegna; il nastro amaranto con nodi d’oro, al contrario, discende direttamente dall’atto istitutivo e costituisce così uno degli elementi di raccordo più evidenti fra il documento del 2009 e la decorazione successivamente realizzata e conferita.

Anche la documentazione relativa ai conferimenti dimostra come la distinzione fra Attestato semplice e Attestato con medaglia sia stata concretamente recepita nella prassi della Real Casa.

Ne risulta un’insegna sobria e immediatamente riconoscibile, nella quale tradizione e nuova istituzione restano nettamente distinguibili: non la replica di un’antica decorazione sabauda, né la prosecuzione di un ordine preesistente, ma una nuova benemerenza espressa attraverso il patrimonio simbolico della Casa.

La Croce di Benemerenza della Real Casa di Savoia

Note

1. Atto originale sottoscritto da S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca di Savoia, Castiglion Fibocchi, 1° dicembre 2009. Il documento è qui citato sulla base della riproduzione fotografica dell’originale.

2. L’Ordine Militare di Savoia fu istituito da Vittorio Emanuele I con Regie Patenti del 14 agosto 1815. L’attuale Ordine Militare d’Italia ne costituisce la continuazione nell’ordinamento repubblicano; la denominazione fu modificata con D.L.C.p.S. 2 gennaio 1947, n. 4. Cfr. Presidenza della Repubblica, Ordine Militare d’Italia; Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio Onorificenze e Araldica.

3. Le Regie Patenti del 14 agosto 1815 descrivevano la divisa dell’Ordine con una croce recante sulla faccia principale una «croce bianca contornata di rosso», rappresentativa della croce d’argento in campo rosso della Real Casa di Savoia. Cfr. anche L. Rangoni Machiavelli, «Savoia, Ordine militare di», in Enciclopedia Italiana, 1936.

4. Per le decorazioni istituite durante il regno di Amedeo I di Spagna, e in particolare per la Croce dei Volontari della Libertà, istituita con Real decreto del 6 maggio 1871, cfr. Antonio Prieto Barrio, Compendio legislativo de condecoraciones españolas. Otras condecoraciones hasta 1930, aggiornamento 15 gennaio 2023, pp. 218 ss. La fonte riproduce la normativa e documenta l’impiego della croce bianca di Savoia nelle decorazioni dei Volontari della Libertà e della Milizia cittadina.

Andrea Borella

Andrea Borella (1974), direttore dell’«Annuario della Nobiltà Italiana», è storico, araldista, genealogista, editore e studioso di diritto dinastico. Nel 1998 ha rifondato la seconda serie dell’Annuario, curandone la direzione scientifica. Studioso di diritto nobiliare e dinastico comparato, ha promosso repertori genealogici internazionali. È presidente e fondatore della Nuova Accademia Araldica G.B. di Crollalanza. Docente di Scienze Ausiliarie della Storia, ha insegnato araldica in istituzioni accademiche italiane ed estere ed è autore di studi specialistici. È decorato di vari ordini cavallereschi.

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