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La fondazione del Museo Araldico Italiano

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Un progetto per la tutela, la conservazione e lo studio del patrimonio araldico italiano

il logo per il comitato promotore del Museo Araldico Italiano

Il Comitato per la Fondazione del Museo Araldico Italiano promuove un progetto di respiro nazionale finalizzato alla creazione di un museo interamente dedicato all’araldica e alla conservazione delle testimonianze storiche, artistiche e documentarie ad essa connesse.

Emanazione della Nuova Accademia Italiana d’Araldica “Giovan Battista di Crollalanza”, presieduta da Andrea Borella, direttore dell’Annuario della Nobiltà Italiana, il Comitato nasce con lo scopo di individuare, raccogliere, salvaguardare, catalogare e valorizzare stemmi, stemmari, sigilli, matrici, libri, manoscritti, documenti, pergamene, diplomi, alberi genealogici, dipinti, incisioni, ex libris, cimeli e ogni altra testimonianza di interesse araldico, genealogico, sfragistico e storico-documentario.

Uno degli obiettivi prioritari dell’iniziativa è quello di contrastare la dispersione di collezioni, archivi e biblioteche specialistiche, fenomeno purtroppo frequente soprattutto dopo la scomparsa di studiosi, araldisti, genealogisti e collezionisti che, talvolta nell’arco di un’intera vita, hanno riunito materiali di notevole interesse storico e scientifico. Raccolte pazientemente costituite nel corso di decenni rischiano infatti di essere smembrate, disperse sul mercato, private del loro originario contesto documentario o, nei casi più gravi, definitivamente perdute.

un cartone araldico funebre, ufficio araldico G. Possetti, Torino

Una grande tradizione italiana da riscoprire

L’iniziativa intende idealmente riallacciarsi alla grande tradizione araldica italiana, che per secoli ha prodotto opere di eccezionale valore artistico e documentario.

Napoli, in particolare durante l’età aragonese e nei secoli successivi, conobbe una straordinaria produzione araldica, della quale rimangono testimonianza codici miniati, stemmari, genealogie e manoscritti di grande pregio.

Fu tuttavia Milano, soprattutto tra il XVII e la prima metà del XIX secolo, ad affermarsi come uno dei più importanti centri italiani ed europei per la produzione e lo studio dell’araldica. Nella città operarono araldisti, genealogisti, miniatori, incisori e celebri officine araldiche, vere e proprie botteghe specializzate nella progettazione, pittura e incisione degli stemmi.

Particolarmente significativa fu la presenza di queste attività nell’area compresa fra via Santa Margherita e Piazza del Duomo, dove lavorarono famiglie e maestri i cui nomi ricorrono ancora oggi negli stemmari e nei manoscritti conservati in archivi, biblioteche e raccolte private: i Bonacina, i Lampugnani, i Bianchi, i Vallardi e numerosi altri artefici di una tradizione artistica e documentaria di straordinaria vitalità, oggi in larga parte dimenticata.

intestazione di un bollettario della ditta Antonio Vallardi, Milano, con l’indicazione delle collezioni araldiche possedute, seconda metà dell’800

Un patrimonio fragile e a rischio di dispersione

Di questa lunga storia sopravvivono ancora oggi migliaia di testimonianze, molte delle quali conservate in raccolte private e spesso realizzate su supporti particolarmente delicati: carta, pergamena, seta, legno, ceralacca, metallo e altri materiali sensibili al trascorrere del tempo e a condizioni di conservazione non adeguate.

Stemmari manoscritti, stemmi miniati e dipinti, alberi genealogici, diplomi, lettere patenti, sigilli e matrici sigillari, incisioni, repertori, fotografie, raccolte librarie e interi archivi familiari costituiscono nel loro insieme un patrimonio di eccezionale interesse storico, artistico, archivistico, genealogico e documentario.

La perdita di questi materiali non comporta soltanto la scomparsa di oggetti antichi o artisticamente pregevoli. Con essi possono andare perdute informazioni insostituibili sulla storia delle famiglie, delle comunità, delle istituzioni, dei territori e delle arti figurative italiane.

In assenza di una struttura specificamente dedicata alla loro tutela, questi nuclei documentari rischiano quotidianamente il deterioramento, lo smembramento, la dispersione o la distruzione, soprattutto nel momento delicato del passaggio da una generazione all’altra.

È proprio da questa consapevolezza che nasce il progetto del Museo Araldico Italiano.

una certificazione araldica rilasciata dall’Officina Araldica Bonacina, Milano, contrada di Santa Margherita, XVIII secolo.

Non soltanto un museo, ma un centro di conservazione e di ricerca

L’obiettivo del Comitato non è soltanto quello di creare uno spazio espositivo. Il futuro Museo Araldico Italiano è concepito come un centro permanente di conservazione, catalogazione, studio, ricerca e divulgazione, aperto alla collaborazione con studiosi, università, archivi, biblioteche, musei, istituzioni culturali e associazioni scientifiche italiane e straniere.

Accanto all’esposizione delle opere di maggiore interesse storico e artistico, il progetto intende favorire la formazione di una biblioteca specialistica, di un archivio documentario e iconografico e di raccolte destinate alla consultazione e allo studio.

Particolare attenzione sarà dedicata, compatibilmente con le risorse disponibili e con le caratteristiche dei materiali acquisiti, alla catalogazione e alla digitalizzazione, affinché la conservazione fisica delle testimonianze possa essere accompagnata dalla loro conoscenza, dallo studio scientifico e dalla trasmissione alle generazioni future.

Il Museo aspira così a diventare non soltanto il luogo nel quale gli oggetti vengono custoditi, ma anche quello nel quale essi possano continuare a raccontare la propria storia.

una certificazione araldica rilasciata al principio del ‘900 dall’Ufficio Araldico Vallardi, Milano

Un appello a studiosi, collezionisti e famiglie

Il Comitato rivolge pertanto un appello a studiosi, araldisti, genealogisti, collezionisti, famiglie, enti, fondazioni, istituzioni culturali e a tutti coloro che conservano materiali di interesse araldico.

È possibile contribuire alla costituzione delle raccolte del futuro Museo mediante donazioni e lasciti, anche testamentari, di singoli oggetti, fondi documentari, biblioteche specialistiche o intere collezioni.

Anche un singolo documento può avere grande importanza. Uno stemma dipinto, un antico sigillo, una matrice, un manoscritto genealogico, una pergamena, un diploma, uno stemmario, una raccolta di ex libris o il fondo librario appartenuto a uno studioso possono rappresentare tasselli preziosi di una storia più ampia.

Particolare interesse rivestono inoltre gli archivi e le biblioteche appartenuti ad araldisti, genealogisti e studiosi, dei quali è auspicabile, quando possibile, preservare l’unità originaria, evitando che il lavoro di una vita venga frammentato e disperso.

una carta di uno stemmario già nella Collezione Araldica Bonacina – Bianchi – Tettoni – Tenenti – Vallardi e Guelfi Camajani, XIX secolo

Conservare oggi ciò che altrimenti potrebbe scomparire domani

Il Museo Araldico Italiano nasce dunque da un principio semplice: ciò che oggi si trova in una biblioteca privata, nello studio di uno specialista, nell’archivio di una famiglia o nella raccolta di un collezionista potrebbe costituire domani una fonte indispensabile per la ricerca araldica e genealogica.

Salvare uno stemma, un sigillo, un manoscritto, una pergamena, un libro o un cimelio araldico significa preservare una parte della memoria storica, artistica e documentaria dell’Italia.

Il patrimonio araldico non appartiene soltanto alle famiglie che negli stemmi sono rappresentate o agli studiosi che se ne occupano: esso costituisce una componente della memoria culturale collettiva, perché attraverso simboli, documenti e immagini racconta secoli di storia italiana.

Riunire ciò che rischia di essere disperso, conservare ciò che rischia di deteriorarsi, studiare ciò che è ancora sconosciuto e trasmettere tutto questo alle generazioni future costituiscono la missione del progetto.

un cartone funebre, officina araldica piemontese, XVIII secolo

Il Comitato per la Fondazione del Museo Araldico Italiano invita pertanto quanti condividono queste finalità a contribuire alla nascita di un’istituzione destinata alla tutela della memoria araldica italiana e alla sua trasmissione nel tempo.

Per informazioni, proposte di donazione, lasciti e segnalazioni di raccolte o materiali di interesse:

museoaraldica@proton.me

un cartone funebre, pittori araldici Riaudi e Possetti, Torino, XIX secolo
Redazione Annuario della Nobiltà Italiana

L’Annuario della Nobiltà Italiana, fondato nel 1872 per iniziativa di Giovan Battista di Crollalanza e rifondato nel 1998 con la seconda serie a cura di Andrea Borella, è il principale repertorio storico-genealogico dedicato alle famiglie Nobili, notabili e storiche italiane.

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